Aggressione Choc al Sant’Andrea di Roma: Infermieri e medici presi a pugni

3 settimane ago

Il Sant’Andrea di Roma è stato teatro di un episodio di violenza inaccettabile. Nel Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC), un paziente, già noto per una lunga storia di ricoveri e di aggressioni al personale, ha atterrato medici e infermieri con pugni e schiaffi. Il bilancio è pesante: un medico colpito al volto con una ferita del labbrodue infermieri presi a pugni e la dottoressa responsabile del reparto schiaffeggiata in pieno viso.

L’episodio, denunciato da Confintesa Sanità, è stato descritto come “disastro annunciato” dal segretario provinciale romano Simonetta Di Blasio. La digos è intervenuta dopo la chiamata del personale, ma la violenza ha lasciato il segno psicologico e fisico su chi è costretto a lavorare ogni giorno “con la paura di essere un sacco da pugni”.


Il fallimento dei sistemi di sicurezza

L’aspetto più grave, secondo il sindacato, è il fallimento dei sistemi di protezione. Gli orologi dotati di pulsante anti-aggressione forniti al personale non hanno funzionato. La Giustificazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione? “Il reparto è al terzo piano seminterrato, il segnale ha problemi strutturali” — una scusa “intollerabile” che mette in pericolo la vita degli operatori.

Confintesa Sanità denuncia che il paziente non avrebbe mai dovuto trovarsi lì: dopo un ricovero e un’aggressione in una clinica privata recente, il paziente è stato ricondotto al Sant’Andrea, perché la rete territoriale non è in grado di garantire strutture protette per soggetti violenti e cronici. È un collasso del sistema sanitario che diventa violenza contro chi lo cura.


Il sovraccarico negli SPDC: quando il reparto psichiatrico diventa “parcheggio”

Il Sant’Andrea e gli altri SPDC dell’Italia sono costretti a gestire pazienti acuti e cronici violenti per carenze della salute mentale territoriale. Strutture pensate per crisi acute si trasformano in “parcheggi” di persone impossibili da gestire altrove. Confintesa Sanità chiede una risposta urgentemessa in sicurezza immediata del reparto e collocazione in un’unità protetta del paziente, con sistemi di allarme ripristinati e intervento della direzione generale e delle autorità competenti.


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