Da qualche anno a questa parte la carenza di personale infermieristico è diventata una vera e propria emergenza in Italia.
La carenza è ulteriormente stimata tra il 20% e il 30% nei reparti di emergenza-urgenza, terapie intensive e rianimazioni e ciò rende il rientro delle colleghe post maternità ancor più difficile in quanto, spesso, non vengono affiancate e reintegrate nelle Unità Operative come dovrebbero.
Secondo una revisione internazionale pubblicata sulla rivista scientifica BMC Nursing, il rientro al lavoro dopo il congedo di maternità rappresenta per le infermiere una fase particolarmente critica, associata a difficoltà nella gestione dei turni, aumento del conflitto lavoro-famiglia e maggiore rischio di riduzione dell’orario o di abbandono professionale (studio BMC Nursing, 2024). Evidenze analoghe emergono da uno studio pubblicato su Women’s Studies International Forum, che documenta come, dopo la maternità, una quota rilevante di infermiere sperimenti problemi concreti nella conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro assistenziale ad alta intensità (Women’s Studies International Forum, 2024).
Nel comunicato ufficiale rilasciato dal Nursing Up si legge: “Quando in un reparto manca fino a un infermiere su tre, ogni assenza pesa. Ed è lì che la maternità rischia di essere vissuta come un problema gestionale, invece che come una fase normale della vita. Il vero problema emerge dopo la maternità. Quando finiscono i benefici, ma restano responsabilità familiari e turni pesanti. Senza assunzioni e turnover, il sistema diventa esplosivo.
Nel confronto europeo il divario è evidente. L’Italia conta circa 6,3 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro oltre 8 nella media UE. In Paesi come Germania, Belgio, Olanda e Nord Europa, alle tutele di maternità si affiancano meccanismi strutturati di sostituzione automatica, che riducono l’impatto delle assenze sui reparti.
In Europa la maternità è un dato strutturale della gestione del personale. In Italia è ancora trattata come un’eccezione. Senza piani di assunzione reali e permanenti, continueremo a perdere professioniste esperte e a indebolire il sistema sanitario”.
