Si aggrava la situazione del San Raffaele di Milano.
Dopo il caos che si è creato negli ultimi giorni in seguito alle notizie apparse su tutti i notiziari (vedi articolo, ndr) la situazione sta addirittura peggiorando. Quasi 200 infermieri in servizio hanno deciso di lasciare il lavoro, peggiorando la già cronica carenza di personale.
Il presidente del Nursing Up è ritornato sulla questione, dichiarando: “Il caso San Raffaele non appare come un episodio isolato. Al contrario, ciò che emerge dalle notizie circolate richiama fragilità strutturali diffuse: ricorso massiccio a personale esterno, difficoltà nel trattenere professionisti qualificati, discontinuità assistenziale nei reparti più complessi.
I dati disponibili indicano 2,1 miliardi di euro spesi dalle Regioni in cinque anni per il personale a gettone e una carenza stimata di 175mila infermieri (rispetto agli standard europei). In questo scenario maturano dinamiche che denunciamo da mesi: professionisti che lasciano il pubblico perché sottopagati, rientrando come gettonisti; cooperative che colmano i vuoti di organico; e ora l’ipotesi di nuove figure ibride come l’assistente infermiere.
Il rischio è evidente: situazioni analoghe potrebbero essere presenti anche in altri territori, semplicemente non ancora emerse. Per questo riteniamo urgente avviare verifiche a campione su tutto il territorio nazionale, concentrandosi soprattutto sugli ospedali con turn over anomali, sui modelli organizzativi, sugli appalti, sull’impiego delle cooperative e sull’assistenza nei reparti ad alta complessità.
Al Governo chiediamo di interrompere la spirale che sta logorando il sistema: stop alle figure surrogate, stop ai modelli che rischiano di sacrificare la sicurezza; e revisione immediata dei percorsi di reclutamento dall’estero, garantendo competenze, lingua e integrazione reale.
La verità è semplice: senza assunzioni stabili, percorsi di carriera chiari e stipendi adeguati, i professionisti continueranno a lasciare il sistema. E ogni fuga sarà un nuovo segnale del progressivo indebolimento del nostro Servizio sanitario“, conclude De Palma.
