La corte di cassazione ha pubblicato una sentenza con la quale ha respinto il ricorso presentato da un’infermiera, vittima di demansionamento.
“Se le mansioni da OSS o OTA attribuite all’infermiere non sono prevalenti il demansionamento non c’è. Si può fare. Niente risarcimento”.
Nel comunicato stampa dell’FSI-USAE si legge: non è demansionata e non ha dunque diritto al risarcimento l’infermiera, che svolge mansioni tipiche dell’operatore tecnico addetto all’assistenza e socio-sanitario (Ota e Oss): dall’igiene dei pazienti al cambio dei pannoloni, se non lo fa in modo prevalente rispetto alla sua qualifica.
La Cassazione ha così respinto il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello che, contrariamente al Tribunale, aveva escluso il demansionamento e il diritto alle differenze retributive dall’anno in cui la ricorrente era stata adibita a compiti tipici di categorie contrattuali inferiori, al all’anno di inizio della causa.
La Corte territoriale, pur dopo aver verificato, sentendo i testi, che la lavoratrice aveva svolto abitualmente le mansioni di Oss ed Ota, come «la cura dell’igiene dei pazienti, il cambio delle lenzuola e dei pannoloni, il rifacimento delle stanze dei pazienti – cosiddetto giroletti -, il far mangiare i pazienti non autosufficienti, il trasporto dei pazienti verso altri reparti o visite specialistiche», ha, tuttavia, fatto pesare la mancata dimostrazione da parte della ricorrente della prevalenza di queste ultime incombenze rispetto a quelle riservate alla categoria nella quale era inquadrata contrattualmente.
Per la Cassazione “si sarebbe, quindi, trattato non di sottrazione ad un dipendente delle mansioni qualificanti e tipiche della professionalità acquisita e del suo inquadramento contrattuale, ma piuttosto dell’assegnazione in parallelo ed in aggiunta di altri compiti, peraltro comunque in larga parte ad esse strumentali e complementari in quanto attinenti alla sfera di assistenza del paziente”.
Insomma, appena nato, non fa in tempo a fare i primi vagiti e il nuovo profilo di “assistente infermiere”, fortemente voluto dalla FNOPI, già nuoce e provoca gravi danni agli infermieri ed alla loro professionalità e riconoscibilità nell’ambito sanitario. Possiamo anche sbagliare ma siamo convinti che questa cosa non sia affatto casuale.
