Dal 2012 in Italia sono stati chiusi 115 pronto soccorso: personale sempre più allo stremo

Il rendiconto della Corte dei Conti relativo allo scorso anno e pubblicato nei giorni scorsi, mette in luce un quadro davvero preoccupante.

A commentare la difficile situazione è il presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, in un comunicato stampa: “fratture territoriali profonde, livelli essenziali di assistenza non garantiti in larga parte del Sud, infermieri che fuggono dalla sanità pubblica e Regioni un tempo assolutamente virtuose che oggi crollano sotto il peso dei costi e dell’inefficienza. La verità è che in Italia la sanità è in crisi sistemica e il personale sanitario è lasciato solo a reggere le macerie di un sistema che arretra.

Dal 2012 ad oggi abbiamo perso ben 115 Pronto Soccorso. Sono numeri impressionanti. I dati dell’Università Cattolica lo certificano. In alcune Regioni si chiude, in altre si resiste ma a prezzo di un sovraccarico inaccettabile. In Campania, per esempio, la pressione resta costante e drammatica: lunghe liste d’attesa, violenze quotidiane sui professionisti, burnout crescente.

Secondo la Corte dei Conti, solo 13 Regioni italiane raggiungono la sufficienza nei livelli essenziali di assistenza. Altre, come  Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia e Basilicata hanno grossi problemi o sono in Piano di rientro. Questo significa cittadini di serie A e cittadini di serie B. E dietro le disuguaglianze c’è un personale sanitario esausto e sotto organico, che combatte ogni giorno senza strumenti.

La stessa Corte evidenzia inoltre la gravissima crisi del personale: soprattutto mancano infermieri. I contratti rinnovati e le indennità speciali non bastano più a trattenere chi ha deciso di abbandonare questa professione. La carenza è ormai strutturale e ostacola l’attuazione delle Case e degli Ospedali Comunità e quindi della riforma territoriale prevista dal PNRR.

Emblematico il caso Liguria, una Regione che ha saputo contenere il debito, ma non i danni della crisi sanitaria. Dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2025 ha perso 211 infermieri, mentre le fughe per curarsi altrove sono aumentate del 7% in un solo anno. La mobilità passiva è costata 74 milioni di euro. Insomma, una Regione che un tempo era modello, oggi è il simbolo del collasso.

Questo non è più un allarme, è una drammatica sentenza: se non si investe subito nel personale, se non si ridanno dignità e prospettive agli infermieri italiani, il sistema pubblico non potrà reggere. Serve un piano straordinario per il reclutamento, servono politiche serie di valorizzazione. Le parole non bastano più“, conclude il presidente del Nursing Up.