FNOPI propone nuovo percorso magistrale, Nursing Up: “Tutti specialisti, nessuno riconosciuto”

Secondo una recente proposta della FNOPI, è in dirittura d’arrivo un nuovo percorso magistrale per gli infermieri italiani, da affiancare a quelli clinici già in fase di definizione.

Stiamo parlando del percorso magistrale in “Cure primarie e sanità pubblica”, ampiamente discusso e presentato, nei giorni scorsi, proprio dalla Federazione Nazionale ma che fa già storcere l’occhio ad alcuni addetti ai lavori, tra cui il Nursing Up.

Il presidente De Palma, in una nota, ha affermato: “Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di duplicazioni, ma di ruoli definiti e riconosciuti. Esistono già gli infermieri di famiglia e comunità, con percorsi formativi normati dalla legge 43/2006 e attivi in prima linea nella sanità territoriale. Creare ora nuove figure con compiti sovrapponibili significa solo alimentare confusione e alimentare tensioni tra professionisti.

Il paradosso è che mentre si ipotizzano nuovi profili, mancano all’appello almeno 40.000 infermieri di famiglia e comunità per realizzare gli obiettivi del PNRR, e il fabbisogno formativo degli infermieri di base viene addirittura ridotto nella bozza ministeriale 2025: oltre 500 posti in meno rispetto all’anno precedente.

Si ipotizzano soluzioni futuristiche mentre si tagliano le gambe al presente. Dove troveremo le risorse per affrontare l’ondata di cronicità e l’invecchiamento della popolazione, se non tra i professionisti già formati e pronti?

Non possiamo accettare che chi completa una laurea magistrale venga relegato ancora nel contratto di comparto. Si tratta non solo di una lesione della dignità professionale, ma di un ostacolo allo sviluppo di competenze complesse necessarie per affrontare le sfide sanitarie future.

Il sindacato chiede un inquadramento in un’area professionale  dirigenziale per i laureati magistrali, sul modello di quanto già avviene per altre professioni sanitarie.

Senza ruoli nuovi, senza responsabilità nuove, senza un progetto professionale che impatti seriamente sull’archetopo organizzativo, si rischia di generare solo precarietà e frustrazione. E chi ne pagherà il prezzo finale è il cittadino, destinatario di un servizio sempre più frammentato e inefficiente oltre ai colleghi con laurea magistrale, oggi esclusi da percorsi professionali coerenti con la loro elevata formazione, rischiando di diventare i grandi dimenticati della sanità pubblica.

Non si costruisce una sanità migliore creando élite scollegate dalla realtà. Serve programmazione, serve visione. Serve rispetto per chi è già operativo nei territori con anni di esperienza e con titoli di specializzazione già previsti dalla normativa.

Il sindacato lancia un appello chiaro alla politica e agli ordini professionali: non si può innovare demolendo l’esistente.

Riconosciamo il valore dei nuovi laureati magistrali, ma assegniamo loro funzioni realmente nuove, responsabilità avanzate, ruoli integrati e di sistema. Solo così potremo costruire una sanità territoriale forte, solida e centrata sui bisogni reali della popolazione“.