Indagine Pronto Soccorso italiani: le 3 realtà più critiche

2 settimane ago

Una situazione sempre al limite quella relativa ai Pronto Soccorso Italiani.

Tra carenza di personale medico e infermieristico, turni massacranti, aggressioni in aumento esponenziale e carichi di lavoro oltre l’usurante, aggiungiamoci anche il demansionamento, ormai i PS italiani si trovano in una condizione critica.

In un report realizzato dal Nursing Up proprio sui Pronto Soccorso, si apprende di quanto i problemi siano gli stessi in tutta la penisola, con casi critici specie al Sud. “I Pronto Soccorsi italiani continuano a essere sovraffollati e in perenne sofferenza e si confermano il grande anello debole del nostro Servizio sanitario nazionale. 

Da anni, il nostro Sindacato, racconta, con mirate denunce frutto di accurate indagini, la situazione letteralmente drammatica delle aree di emergenza-urgenza degli ospedali da Nord a Sud, che si acuisce durante i mesi estivi, con il fisiologico aumento di accessi nei pronti soccorsi.

Ed ecco allora che i nostri pronto soccorsi, che in alcuni casi si trasformano in vere e proprie polveriere, diventano così lo specchio fedele dei disagi e dei disservizi delle nostre aziende sanitarie, realtà di lavoro quotidiana di professionisti sempre più stanchi e logorati, costretti, più che mai nel periodo estivo, a turni massacranti che non fanno certo il paio con quella valorizzazione economica da anni ferma al palo. 

Nel caso degli infermieri dei pronto soccorsi, poi, siamo di fronte a situazioni intollerabili: turni anche di 16-17 ore per coprire l’assenza dei colleghi e compensare quella degli Oss, con una drammatica esplosione di casi di demansionamento. 

Ed ecco che, giorno dopo giorno, aumentano le richieste di trasferimento, proprio per quelle condizioni di lavoro inaccettabili, fomentate da aggressioni e violenze, che in Italia, in particolar modo in estate, sfiorano i 4-5 casi a settimana, con al primo posto proprio le aree di emergenza-urgenza e con gli infermieri sempre più vittime sacrificali. 

E’ questo il quadro a tinte fosche dei pronto soccorsi italiani.

Facendo un passo indietro, le indagini ci rivelano che i problemi non sono certo nati ieri, con i nostri  pronto soccorsi che nel 2023 hanno fatto registrare 18,27 milioni di accessi: di questi, però, oltre 1 su 5 – il 22%, pari a circa 4 milioni –  considerabili  impropri ed evitabili, in quanto sono risultati codici bianchi o verdi, palese evidenza di una  preoccupante inefficienza, quella della  sanità di prossimità, che dovrebbe  permettere di snellire i casi meno gravi. 

In estate l’aumento del 20/30% di afflusso di pazienti nei pronto soccorsi, in particolare nelle zone turistiche, è una percentuale più che normale: sono però i nostri ospedali ad essere impreparati ad affrontare tale surplus di accessi, con la media dei tempi di attesa per i cittadini che si innalza pericolosamente, tra le 4 e le 5 ore per soggetto, fino ad un picco di 8 ore e mezza fatto registrare nei casi peggiori già quest’anno.

Nursing Up, dopo un accurato lavoro di indagini durato alcune settimane, lavorando di concerto con i nostri referenti regionali, è in grado di raccontarvi quali sono in questo momento le realtà più critiche.

CAMPANIA, PRONTO SOCCORSO DELL’OSPEDALE SAN LEONARDO DI CASTELLAMMARE

Condizione già critica prima del Covid, a causa della chiusura di pronti soccorsi limitrofi mai riaperti, quali Scafati, Boscotrecase e Torre Annunziata. 

Questo ha creato, per il pronto intervento dell’ospedale di Castellammare di Stabia, secondo le nostre indagini ora ai primi posti per disagi e inefficienze, una situazione pari a quella di una bomba a orologeria, con un bacino di utenza che, da quello della popolazione dell’area costiera, si è allargato da alcuni anni anche al territorio vesuviano e alla confinante provincia di Salerno.

Un pronto soccorso, quello del San Leonardo, in perenne sofferenza, con un numero di pazienti abnorme, ma dove, la maggior parte dei casi, non gravi, sarebbero tranquillamente gestibili al di fuori dell’ospedale, se non fosse per una sanità di prossimità sostanzialmente assente. 

Organici ridotti ai minimi termini, con al primo posto una voragine di infermieri che in estate si acuisce a dismisura.  L’assenza, degli Oss, poi, diventa un ulteriore macigno sulle spalle dei professionisti dell’assistenza. I nostri referenti ci raccontano di un personale demotivato e stanco. 

E poi ci sono le aggressioni, quelle che non mancano mai, in particolare negli orari notturni, con gli infermieri che non andrebbero certo lasciati soli e che invece finiscono troppo spesso alla mercé di soggetti poco raccomandabili, con cui basta una scintilla per accendere la miccia della rabbia e della violenza. Nonostante questa situazione, il lavoro dei professionisti dell’assistenza, in condizioni davvero difficili, è ancor di più encomiabile. 

La presenza di un presidio fisso di pubblica sicurezza? Ci raccontano incredibilmente che c’è, esiste, ma è pericolosamente vuoto, con un solo agente che si alterna con i colleghi solo per qualche ora al giorno, dal lunedì al venerdì e nelle ore diurne, perché il personale di polizia, ci dicono, è chiamato, suo malgrado, a dover coprire anche altre esigenze del territorio. 

Non è finita qui, perché ci viene segnalato che ci sarebbero 35 infermieri adibiti da tempo a competenze  amministrative, che secondo i nostri referenti e le richieste espresse più volte alla direzione sanitaria, almeno in estate potrebbero e dovrebbero rientrare negli organici per supportare le assenze dei colleghi in ferie. Tutto questo puntualmente viene disatteso. 

CALABRIA, PRONTO SOCCORSO DI ROSSANO

Anche qui organici ridotti all’osso. Ci viene detto che senza i sacrifici degli  infermieri del pronto soccorso, chiamati a garantire ore ed ore di lavoro straordinario, non sarebbe possibile  coprire l’assenza dei colleghi.

La situazione critica, però, oltre ai turni massacranti, ai  tempi biblici di attesa dei pazienti, e naturalmente della cronica carenza di infermieri ed Oss, oltre alle aggressioni sempre più frequenti, si infarcisce anche di ulteriori problematiche. 

E’ stato, da tempo, chiuso un accordo, nell’ambito della contrattazione regionale, per portare una già risibile indennità mensile, oggi del valore di 40 euro, sino a 72 euro lordi. Fin ora, però incredibilmente, tale cifra non è mai stata erogata.

Decine e decine, da mesi, sono le inevitabili richieste di trasferimento in altri reparti. E’ in atto una vera e propria fuga da parte dei professionisti dal pronto soccorso. 

SICILIA, PRONTO SOCCORSO DEL POLICLINICO DI MESSINA.

Il Policlinico di Messina è uno dei più grandi ospedali del Meridione, e serve un bacino d’utenza molto vasto tra Sicilia e Calabria. 

Ma siamo di fronte ad una struttura vetusta, che da tempo attende un indispensabile restyling. Il Pronto Soccorso si trova, ad oggi, infatti nel Padiglione C, e da ben 4 anni si attende il trasferimento nel padiglione E. Insomma, un cantiere eternamente aperto, con lavori mai conclusi: la perfetta dimostrazione dei disagi che regnano sovrani. 

Almeno 60 infermieri del policlinico di Messina, ci viene riferito, non sarebbero attualmente in servizio per vari motivi legati a infortuni, legge 388, gravidanza, quiescenza, e altri 53 professionisti, divenuti coordinatori, non sono mai stati sostituiti come personale addetto all’assistenza diretta.

Siamo di fronte ad una gravissima e cronica carenza infermieristica e di operatori sociosanitari che sta minando nel profondo, secondo i nostri referenti, la regolare attività assistenziale. 

Ai primi posti, nell’ordine della gravità di una crisi che si acuisce di giorno in giorno, c’è naturalmente il pronto soccorso. A seguire la situazione pesa come un macigno anche su altri reparti, quali Rianimazione, Malattie infettive, Neurochirurgia, Ematologia, Medicina interna e d’urgenza, Neonatologia, Ortopedia, Cardiologia, Epatologia, Chirurgia Toracica e Ostetricia. In parole povere regna il caos organizzativo”.

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