Infermiere specialista in PS e OBI: l’esperienza dell’AOU di Parma

12 mesi ago

In America la necessità di istituire la figura dell’infermiere specialista risale al 1940 (Fulton, 2018), tale necessità nasceva in risposta alla crescita della domanda sociale di miglioramento della qualità di cura e allo stesso tempo, venivano richieste maggiori competenze infermieristiche secondarie all’aumentare della complessità assistenziale dei pazienti (Dunn, 1997). Nel primo testo redatto per la formazione infermieristica specialistica, The Clinical Nurse Specialist: Interpretations (L’Rhein, 1973) gli editori Winslow-Goldmark avevano preparato un programma formativo per tali figure, questo programma era stato sviluppato attraverso una serie di eventi formativi finanziati dalla Rockefeller Foundation. Fino al 1998 ogni istituzione preparava in modo autonomo il proprio programma formativo per formare l’infermiere specialista, nel 1998 la NACNS (National Association of Clinical Specialist Nurse) ha pubblicato lo “Statement on Clinical Nurse Spceialist Practice and Education”(Baldwin, K.M. Lyon, B.L. Fulton, J. Davidson, S. & Dayhoff, 2007) tale documento determinava una lista di competenze da acquisire necessarie per svolgere la funzione di Infermiere specialista, la lista fu successivamente aggiornata nel 2004 (Baldwin et al., 2009).

Ad oggi per svolgere la figura di infermiere specialista ed in particolar modo infermiere specialista in area critica occorre conseguire la certificazione AACNS (Adult Critical Care Nurse Specialist) che viene emanata dalla società scientifica AACN (America Associaton of Critical-Care Nurse) dopo aver sostenuto esami specifici ed aver effettuato oltre 1700 ore di tirocinio nelle aree interessate. il titolo ha una validità di 5 anni, successivamente deve essere rinnovato (AACCN Certification, 2022).

LA FORMAZIONE INFERMIERISTICA SPECIALISTICA IN ITALIA

In Italia si inizia a discutere della necessità di acquisire delle competenze infermieristiche avanzate con il recepimento delle “Raccomandazioni del Consiglio d’Europa per la formazione infermieristica” del 1983 che tardivamente l’Italia recepì con il Decreto del Ministro alla Salute del 14 settembre 1994, n. 739 “Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere” prevedendo all’articolo 1: “Omissis”

La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree:

  • sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
  • pediatria: infermiere pediatrico;
  • salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
  • geriatria: infermiere geriatrico;
  • area critica: infermiere di area critica.

Solo successivamente, con l’entrata in vigore della legge n°43/2006, viene introdotta la figura del professionista specialista, infatti la legge ha previsto la suddivisione della figura infermieristica in 4 categorie: professionista, Professionista Specialista, professionista coordinatore e professionista dirigente (Saiani, 2016).

La necessità di formazione post-base o meglio definiti “percorsi complementari” vengono richiamati anche nella legge di stabilità del 2015 al comma 566. Nel 2021 la senatrice Boldrini ha presentato la proposta di legge n° 2396 dove all’articolo 1 comma b propone l’istituzione delle lauree magistrali ad indirizzo clinico specialistico e nella fattispecie : 1) area della cure primarie e della sanità pubblica; 2) area intensiva e dell’emergenza e urgenza; 3) area medica; 4) area chirurgica; 5) area neonatologica e pediatrica; 6) area della salute mentale e delle dipendenze (Boldrini Paola, 2021). La possibilità di istituire le figure di infermiere specialista o meglio definiti come incarichi professionali viene sancito a partire dal CCNL comparto sanità 2016-2018 al capo 2 art 18 (ARAN, 2016) e successivamente rinnovato con il CCNL comparto sanità 2019 -2021 all’articolo 29 capo 3(ARAN, 2022). La necessità di istituire le figure infermiere specialista è ad ogni modo a carico di ogni singola Azienda /Ente.

Quali competenze per l’infermiere specialista?

In letteratura ci sono diversi studi che descrivono le competenze necessarie all’infermiere specialista per permettere un cambiamento della pratica assistenziale, Fulton e colleghi (2018) mostrano un elenco di competenze che possono essere riassunti in 5 punti:

  • Conoscenze scientifiche avanzate in riferimento alla popolazione di cura/ setting assistenziale
  • Saper adattare le conoscenze scientifiche esistenti con le clinical expertise del personale che lavora all’interno dell’area interessata
  • competenze di leadership per divulgare le nuove conoscenze e migliorare gli outcomes
  • Sviluppare norme e standard di cure per la pratica infermieristica
  • Promozione dello sviluppo di competenze in relazione alla pratica infermieristica esercitata attraverso la certificazione di altri organismi.

Le competenze sopra descritte devono integrarsi al contesto clinico e organizzativo delle varie realtà. Fulton individua 3 macro-sfere dove l’infermiere specialista deve agire e interagire per raggiungere gli obiettivi prefissati come mostrato in figura 1.

La FNOPI (Federazione Nazionale Ordine Professione Infermieristiche) attraverso il documento Consesus conference 2023 ha fissato gli obiettivi futuri della professione infermieristica anche in ambito formativo dichiarando la volontà di istituire le lauree magistrali ad indirizzo clinico attribuendo competenze specialistiche che comprendono le 3 macro aree di Fulton.

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Tratto da l’Infermiere Online – sito istituzionale FNOPI