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Condannato Infermiere per omicidio colposo ma i colleghi non ci stanno

Sette ore di attesa al pronto soccorso prima di una visita approfondita, poi la morte: è successo nel gennaio del 2020 all’ospedale San Luigi di Orbassano (Torino), vittima un paziente di 63 anni. Oggi il verdetto, con una condanna a otto mesi di reclusione per omicidio colposo.

L’imputato era un infermiere in servizio al triage, la vittima un anziano che, secondo la ricostruzione del pm Giovanni Caspani, si presentò al pronto soccorso in preda a forti dolori all’inguine, ma venne classificato come “codice verde”, nonostante avesse segnalato un recente intervento di chirurgia vascolare. Il decesso giunse per shock emorragico da rottura di aneurisma nell’aorta addominale.

“C’è stata una sottovalutazione del quadro sintomatico del paziente” ha spiegato nella sua requisitoria il pm, secondo cui non avrebbe avuto rilevanza il fatto che al paziente fosse stato fatto l’esame del sangue, che, al pari dei parametri vitali nella norma, non aveva segnalato particolari anomalie. I valori, insomma, non avevano indicato alcuna criticità. “Ma non è stato preso in considerazione – ha continuato il rappresentante dell’accusa – il forte dolore dell’uomo, che avrebbe invece dovuto allarmare subito sulle sue condizioni”. 

Il paziente era arrivato al pronto soccorso il 23 gennaio 2019, accompagnato dal figlio.Avevano subito spiegato che da due giorni pativa un dolore fortissimo a livello inguinale e in precedenza era già stato sottoposto a un intervento vascolare. Alle  14,30 l’infermiere, di 36 anni (difeso dagli avvocati Pietro e Gino Obert), gli aveva attribuito il codice verde. Successivamente, alle 16,42 e poi alle 19,36, era stato rivisto altre due volte senza che il codice d’urgenza cambiasse. 

Ma quell’errore di attribuzione della gravità avrebbe avuto la conseguenza di non accorgersi subito dell’evoluzione della sua situazione, per la fessurazione e poi la rottura dell’aorta addominale: un paziente con un codice verde, infatti, secondo le linee guida nazionali, può attendere anche 120 minuti prima che le sue condizioni vengano valutate. Mentre con un codice giallo i tempi si sarebbero ridotti a un massimo di 20 minuti.

La Repubblica

Questo è ciò che è accaduto, ma i colleghi non ci stanno e subito é partita una campagna a favore del collega

#IOSTOCONEMANUELE

…. “Noi non ci stiamo più! Passare per carnefici ed assassini quando siamo vittime noi stessi di un sistema che non tutela più i professionisti che con passione, dedizione, responsabilità, studio ed aggiornamento continuo cercano di tutelare, con vincoli e ritmi frenetici, la salute delle persone assistite.

Continuare a lavorare in Pronto Soccorso, a queste condizioni, è una missione suicida e per tale motivo valuteremo l’opportunità di richiedere, in massa, il trasferimento in altro servizio.”

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