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Brescia, infortuni sul lavoro da Covid: colpiti oltre 2600 Infermieri

Quasi 2.600 casi, di cui 12 che hanno avuto esito mortale. È questo, almeno per ora, il bilancio delle ripercussioni dell’emergenza sanitaria in corso sul mondo del lavoro bresciano. Il dato è stato pubblicato ieri dall’Inail, che ha aggiornato il suo report — il quarto dall’inizio della pandemia — al 31 maggio scorso. Allargando il campo, più della metà delle denunce all’Inail di contagio da nuovo coronavirus di origine professionale (il 55,8%) e quasi sei casi mortali su 10 (il 58,7%) ricadono nel Nord-Ovest. La Lombardia, in particolare, si conferma la regione più colpita, con il 35,5% delle denunce di contagio sul lavoro e il 45,2% dei decessi. Il 30,4% delle 16.700 infezioni denunciate nel territorio lombardo riguardano poi la provincia di Milano, seguita dalla provincia di Brescia con 2.584, da Bergamo con 2.255, Cremona con 1.217, e Pavia con 1.033. Il (triste) primato dei decessi — 94 in totale sul territorio lombardo — spetta invece alla bergamasca con 25 infortuni che hanno avuto esito mortale. Sono 22 i decessiregistrati da inizio emergenza in provincia di Milano, 14 nel cremonese e 12 in provincia di Brescia. La provincia lombarda con la percentuale più bassa di infortuni denunciati è Sondrio con 320 casi (1,9%) e un solo caso mortale, il dato più basso anche questo a livello regionale, condiviso con Mantova.

Per quanto riguarda poi la scomposizione per genere — stavolta i dati si riferiscono al quadro nazionali: 47.022 denunce, concentrate soprattutto nel mese di marzo (53,2%) e di aprile (38%), di cui 208 con esito mortale, il 40% del totale dei decessi sul lavoro — il 71,7% dei contagiati da nuovo coronavirus di origine professionale sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali: i decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,7% del totale. Secondo i dati elaborati dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (57 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Il 71,2% dei decessi è concentrato nella fascia di età 50-64 anni, seguita da quella over 64 anni (18,3%). La quota dei lavoratori stranieri è pari al 15,6% del totale delle denunce e al 10,1% dei decessi.

Interessante la scomposizione degli infortuni secondo le professioni, che evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi: il settore della sanità e dell’assistenza sociale — che comprende dunque ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili — registra infatti l’81,6% delle denunce (e il 39,3% dei casi mortali), di cui l’84% relativa agli infermieri (il 66% per i decessi). Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (industria alimentare, chimica e farmaceutica), le attività di alloggio e ristorazione e il commercio.

Il Corriere della Sera

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