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Epilessia: al Bambin Gesù insegnano come gestirla a scuola

L’epilessia è una malattia neurologica che interessa circa una persona su 100. Sono i bambini i più colpiti: nei due terzi dei casi la malattia si manifesta prima della pubertà. La scuola è uno dei luoghi più importanti, anche perché circa il 30% delle crisi epilettiche si manifesta in classe. Formare insegnanti e ragazzi può fare la differenza ed è questo il cuore del progetto “La scuola non ha paura delle crisi”, promosso dal Bambino Gesù nell’ambito delle iniziative coordinate dalla Lega Italiana contro l’Epilessia (Lice) per la Giornata Mondiale, ogni secondo lunedì di febbraio. Sono oltre 2000 gli insegnanti, operatori scolastici e studenti formati e più di 100 scuole di Roma e provincia preparate ad affrontate e a gestire in classe le crisi convulsive, evitando ospedalizzazioni inappropriate.

Dall’avvio del progetto 5 anni fa, sono state 17 le crisi epilettiche gestite in classe (il 100%)ricorrendo a corrette manovre di assistenza. L’incontro tra medici, studenti e insegnanti dell’edizione 2020, circa 300 persone, si terrà il 10 febbraio nella sede di San Paolo. “È scientificamente dimostrato- sottolinea Federico Vigevano, direttore del dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione del Bambino Gesù- che educare la scuola alla gestione dei ragazzi con epilessia ne favorisce l’inclusione, l’inserimento in classe, migliora la loro qualità di vita”.

Al Bambino Gesù, dove nel solo 2019 sono stati quasi 3mila i ricoveri relativi all’epilessia, dal 2010 ad oggi sono stati eseguiti più di 250 interventi chirurgici con una percentuale di successo pari al 70%. Sette bambini su 10 sono guariti e quanto più l’intervento è precoce, meno gravi saranno le conseguenze. L’ospedale si è dotato anche di una strumentazione che consente di mantenere in vita, senza deterioramento per 6-8 settimane, il tessuto cerebrale asportato dai pazienti con epilessia per poterlo studiare. Donata dalla Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, l’utilizzo si inserisce in un progetto in collaborazione con l’European Brain Research Institute (Ebri).

ANSA

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