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Ferrara, l'allarme del Sindaco: "Troppe minacce e aggressioni a Infermieri e medici"

Insulti, minacce e, in casi estremi, anche aggressioni fisiche. Ma la gogna alla quale sempre più spesso è sottoposto il personale sanitario dei nostri ospedali passa anche per i social. Sfoghi, offese e pesanti critiche sull’operato possono piombare sui camici bianchi con un post al veleno su Facebook.
«In certi casi – spiega Erika Salvioli, funzionaria della Cgil Funzione Pubblica – anche con le indicazioni del reparto in cui il sanitario lavora e, è capitato, addirittura con le iniziali». Una situazione che sta creando «ansia e preoccupazione» nei lavoratori dei nosocomi del territorio. Un crescendo di disagio raccolto dal sindacato e sfociato in un appello lanciato nei giorni scorsi sui social («Basta violenza sugli operatori sanitari»).
«Il numero di episodi di questo tipo è in costante aumento – prosegue Salvioli –. La nostra paura è che si venga a creare un clima di diffidenza verso la sanità che non giova a nessuno». Soprattutto quando dalle lamentele (a più o meno alto coefficiente di aggressività) si passa alle offese su Facebook. Luoghi ‘digitali’ nei quali è più difficile difendersi e avere il polso della situazione.
Da qui, secondo la Cgil Fp, la necessità di fare qualcosa. Sia per fronteggiare le aggressioni nel mondo reale sia per contrastare quelle che corrono sui canali telematici. «Sempre più spesso – osserva la sindacalista – abbiamo a che fare con pazienti che aggrediscono verbalmente il personale. E le prime a farne le spese sono le infermiere del triage del pronto soccorso. Vorremmo avere maggiore tutela: questa costante tensione ha ricadute sul nostro lavoro».
Secondo Salvioli, dietro a questo esacerbarsi di rabbia e violenza nei pazienti che ricorrono ai servizi sanitari, si nascondono due fattori. Primo, una «volontà di spostare l’attenzione dai reali problemi del sistema sanitario alla persona che ci si trova davanti».
Secondo, le «lacune che da tempo attanagliano la nostra sanità». Insomma, un circolo vizioso che parte dalla «carenza di personale, servizi e reti di assistenza territoriale» e porta a un «sovraffollamento dei pronti soccorsi e al conseguenze innalzamento del livello di nervosismo dei pazienti».
Una miscela esplosiva che medici, infermieri e Oss si trovano ad affrontare ormai quotidianamente. Che fare quindi? La soluzione, secondo la Cgil, non passa per la «militarizzazione» degli ospedali. «Serve una rete territoriale che alleggerisca i pronti soccorsi e una campagna di sensibilizzazione sul corretto utilizzo delle strutture di emergenza – conclude Salvioli –. Le direzioni generali di Ausl e Sant’Anna devono prendere in mano la situazione. Così non si va avanti».
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