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Aggressioni: arriva il pulsante che chiama immediatamente la vigilanza

Un dispositivo che consentirà agli infermieri alle prese magari con pazienti violenti o “su di giri” di chiedere il soccorso immediato semplicemente pigiando un bottone, con il quale si attiverà un allarme alla centrale operativa. L’AsuiTs ha deciso di allargare la fornitura dei “Gps tracker” già in dotazione al Servizio di continuità assistenziale (la ex Guardia medica) dalla fine del 2017. Complessivamente sono stati acquistati sei dispositivi: due verranno dati rispettivamente ai Distretti 1 e 3, e i restanti ai Distretti 2 e 4. A trarne beneficio sarà il personale infermieristico del Servizio domiciliare (Sid) in turno nelle ore notturne che si recherà nelle abitazioni su indicazioni del sistema 118, del medico di guardia, oppure su richiesta degli assistiti in carico che rientrano nel progetto di contattabilità diretta.
Il dispositivo di piccolissime dimensioni, denominato “Gps tracker”, è dotato di un pulsante “Sos” che permette di inviare una chiamata di allarme in caso di emergenza alle Centrali operative. All’interno c’è una tecnologia Gps e Gsm/Gprs, con un sistema di localizzazione che consente di individuare subito le coordinate del richiedente aiuto.
Dopo aver pigiato il bottone, l’operatore della centrale ha la possibilità di comunicare in vivavoce con l’infermiere per cercare di capire la natura dell’allarme e le eventuali condizioni di salute. Successivamente, grazie a queste informazioni, potrà poi allertare i soccorsi più adeguati come ad esempio forze dell’ordine o vigili del fuoco. Qualora non fosse possibile comunicare oralmente con chi ha premuto il bottone entro 30 minuti verrebbero comunque inviati i soccorsi. «La richiesta di acquisto del dispositivo in realtà era rivolta a tutto il personale che lavora in “solitudine”», spiega Rosalba Stuppia, rappresentante lavoratori sicurezza (Rls) di Asuits e dirigente Fials. «Abbiamo letto che sono stati attivati solo nei distretti, ma sarebbe importante dotarne anche il personale del laboratorio spoke del Burlo Garofolo e della struttura che si occupa del trasporto notturno».
Il tema sicurezza degli operatori resta purtroppo di grande attualità, come testimoniano le recenti aggressioni in Friuli, dove è stata siglata un’intesa con l’Associazione nazionale Alpini che fornisce un servizio di scorta. Sotto questo aspetto Trieste sembra ancora un’isola felice. «Non abbiamo un numero di casi rilevante – prosegue Stupia -, comunque stimoliamo sempre il personale a denunciare anche i “mancati incidenti”, cioè episodi che non sono sfociati in violenza perché è intervenuto un collega o un esterno. Su questo posso dire che l’Azienda ha comunque tenuto dei corsi di formazioni specifici per evitare situazioni simili».
A promuovere l’iniziativa anche Rossana Giacaz, della Cgil e della Rls, che invita gli altri enti a “copiare «penso ad esempio al personale dei servizi sociali che va nelle case, si tratta di strumenti utile all’operatore e anche a tutela dell’utenza».
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