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Uccise 5 pazienti, torna in libertà l'Infermiera killer

Dopo 14 anni torna libera Sonya Caleffi, l’infermiera che uccise cinque persone all’ospedale Manzoni di Lecco, e tentò di sopprimerne altre due. All’epoca residente a Solzago di Tavenerio (Como), la Caleffi venne arrestata nel dicembre 2004 per una serie di strani decessi.
Nei giorni successivi ammise di avere soppresso alcuni pazienti, e venne trasferita per un certo periodo all’Opg di Castiglione delle Stiviere. Afflitta da una grave forma di depressione, aveva il terrore di perdere il posto di lavoro: avrebbe provocato embolie ad alcuni ricoverati, mediante iniezioni d’aria, allo scopo di mettere alla prova le sue capacità professionali nelle emergenze e dimostrare il suo valore ai superiori.
Evidentemente nell’attuazione di questo folle piano qualcosa andò storto. Le perizie riconobbero peraltro la capacità della donna di intendere e volere. Secondo i pm, l’infermiera era coinvolta nel decesso di diciotto persone al Manzoni, e di altre dieci al Sant’Anna di Como. Il processo confermò le accuse solo in parte, e alla fine il Tribunale di Lecco condannò la Caleffi in rito abbreviato a 20 anni di reclusione, poi confermati nei successivi gradi di giudizio. Oggi 48enne, la Caleffi è tornata in libertà dopo 14 anni di reclusione.
L’indulto e la buona condotta le hanno consentito di lasciare il carcere di Bollate: andrà in prova presso i servizi sociali di Milano. Nel 2010 si è sposata con un altro detenuto. I familiari chiedono che su di lei cali ora l’oblio. Il padre della donna era originario di Viadana: si trasferì in provincia di Como al seguito dei genitori; e lì si costruì la sua famiglia, senza più fare ritorno nel Mantovano.
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