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Torino: trapianti da record ma le attrezzature utilizzate da Infermieri e Medici sono troppo vecchie

«Noi vogliamo fare una denuncia positiva. Questi ragazzi lavorano tantissimo. Ci piacerebbe che potessero farlo nel migliore dei modi», ripete Francesco Cartellà, sindacalista della Cgil e portavoce degli infermieri da record delle Molinette. Sono quelli impiegati nella sala operatoria dei trapianti di rene. Fianco a fianco dei chirurghi vascolari guidati dal dottor Maurizio Merlo. Il centro trapiantologico della Città della Salute è il primo in Italia per attività: nel 2017 sono stati eseguiti 117 interventi, 105 soltanto nei primi sei mesi di quest’anno, pari a un aumento del 67 per cento. Eppure qui, da anni manca un autoclave per sterilizzare i ferri chirurgici, parte degli strumenti e degli arredi sarebbero da sostituire, l’organizzazione dei turni è ferma a un’epoca in cui i trapianti non c’erano o quasi. Lo raccontano gli operatori stessi. Sono uomini e donne che amano questo lavoro che non conosce riposi. Perché quando arriva l’organo, si entra in sala, anche di notte, pure a Natale. È una missione.

Sulla parte clinica niente da dire. Resta un’eccellenza. Negli ultimi mesi alle Molinette ci sono stati anche cinque doppi trapianti di rene, il primo trapianto in Piemonte da donatore a cuore fermo, la lista di attesa per un organo è scesa a tre mesi. Il problema sono le condizioni di lavoro. «Noi non abbiamo un autoclave attiguo alla nostra sala operatoria — raccontano —. Eppure ogni giorno, tra trapianti e altri interventi, facciamo anche tre o quattro cicli di lavaggio. Utilizziamo gli strumenti del pronto soccorso, dei reparti di Mauro Salizzoni e Mario Morino. Ma se potessimo evitare di girare per metà ospedale sarebbe più semplice. Da quanto è così? Almeno da quando prese fuoco la vecchia autoclave». Una vicenda raccontata dai giornali, perché finita pure in tribunale: era il 2007. Ma non è tutto. «L’elettrobisturi dovrebbe essere cambiato. Quello che abbiamo va in riparazione, funziona bene per quindici giorni e poi è di nuovo da aggiustare. In più, non abbiamo un nostro scalda-flebo, che serve per aiutare la coagulazione del sangue del paziente in vista della fine dell’intervento». E, ancora, gli infermieri parlano di armadietti datati, di cassettiere da cambiare e — soprattutto — di un sistema di turni che non è più adeguato agli interventi previsti davanti a quel lettino chirurgico. Il punto è che qui, fino a qualche anno fa, si svolgevano quasi soltanto operazioni programmate. Si entrava in sala operatoria al mattino presto e si usciva nel primo pomeriggio. In certi periodi, gli infermieri avevano un solo turno: il mattino. «Oggi — raccontano — facciamo anche il pomeriggio, ma forse varrebbe la pena pensare a un’organizzazione su tre turni, istituendo pure la notte.

Ogni operatore ha almeno quindici giorni di reperibilità al mese, se non venti e, con l’attività da record di quest’anno, non ce n’è uno in cui non siamo chiamati in ospedale per una o l’altra urgenza. Avremmo bisogno di più personale ma, prima ancora, dal momento che sappiamo bene che l’azienda ha le sue difficoltà, una gestione nuova della gente che già c’è». Una criticità che il direttore sanitario delle Molinette, Antonio Scarmozzino, conosce bene e su cui sta lavorando da tempo. «Per limitare il problema, stiamo pensando di istituire uno staff centrale di infermieri per il blocco operatorio dei trapianti. Forse saranno un po’ meno specializzati, ma potranno lavorare su più fronti. Pensare di assumere nuovo personale soltanto per una sala è complicato: questi interventi non si possono programmare e, nei periodi di magra, rischieremmo di sprecare risorse importanti». Già, i soldi. La questione principale. «Una nuova centrale di substerilizzazione per gli strumenti chirurgici costa tre milioni di euro. Detto questo, oggi, la tendenza internazionale è non avere più una struttura del genere in tutti i blocchi operatori ma a condividerla. È ciò che accade anche alle Molinette. Le apparecchiature che non funzionano? Ogni tot di mesi chiediamo ai reparti che ci segnalino le necessità. Qualche giorno fa è scaduto il bando della Regione per l’acquisto di nuovi strumenti. Siamo attenti. L’attività delle Molinette, anche grazie ai trapianti, è molto cresciuta negli ultimi anni. È una macchina che corre veloce, a cui talvolta si fa fatica a stare dietro».

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