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Antonio del Giango, l'Infermiere che si prende cura degli stomizzati

Ieri mattina è stata presentata alla stampa la nuova formula assistenziale che ha preso piede presso il Distretto sanitario di via Michetti a Vasto. Si tratta dell’ambulatorio gestito interamente da infermieri che andranno ad occuparsi della cura e dell’assistenza dei pazienti portatori di stomie. Di cosa si tratta? Ce lo ha spiegato Antonio Del Giango, uno degli infermieri specializzati in questo trattamento di cura e sostegno di quelle persone che improvvisamente hanno visto la propria vita cambiare in modo radicale.
Immagina che uno un giorno si sveglia, sta male, ha mal di pancia e va in Pronto soccorso. Si deve operare e quando si sveglia dal torpore provocato all’anestesia si tocca la pancia e si trova un sacchetto attaccato. Un sacchetto collegato ad un buco che viene praticato e che ha le stesse funzioni di un ano. C’è anche chi ne ha due. Questa bustina raccoglie urina e feci. Ecco, è ovvio che la vita di una persona cambia radicalmente in tutti i suoi aspetti, compreso quello relazionale”.
L’ambulatorio delle stomie, a cui accedono anche pazienti da paesi più lontani, mira quindi ad una gestione integrata tra ospedale e territorio in cui sono radicati i pazienti riducendo i problemi assistenziali che li affliggono o che possono essere eccessivamente impegnativi per i famigliari. E’ una sorta di percorso educativo e sanitario che vede il ‘malato’ al centro di tutto.
“Questo ambulatorio è nato sotto lo stimolo di un paziente anziano che è stato operato all’ospedale di Gissi circa 25 anni fa e al quale dopo l’operazione nessuno aveva spiegato niente. Si è rivolto a me – racconta Antonio già mi conosceva perché abitava a Monteodorisio, il mio paese. Un giorno mi ha chiamato disperato perchè questo sacchetto che gli avevano messo era scoppiato e non sapeva cosa fare, era nel terrore. Questo perché mancava la comunicazione fra l’ospedale e una figura all’esterno. I medici curanti troppo spesso non hanno idea di come gestire il decorso post operatorio. Io quindi ho deciso di specializzarmi in questo settore che mi ha dato grandi soddisfazioni, mi ha fatto sentire realizzato”.
Antonio si occupa di pazienti stomizzati dal lontano 1992, ha frequentato una scuola speciale presso l’ospedale Molinette di Torino, poi un’altra con corsi indetti dalla Regione Abruzzo ed anche un master che gli ha permesso di accrescere le sue conoscenze.
Tra il paziente e l’infermiere – ci racconta – si va ad instaurare un tipo di rapporto profondo, perché lo stomaterapista diventa la figura di riferimento, la persona a cui confidare i disagi che si vivono da soli ma anche nella vita quotidiana fatta di relazioni umane.
“Ai pazienti per stare tranquilli basta fare un colpo di telefono all’infermiere di fiducia, anche solo per un consiglio banale. Una chiamata può farli stare subito meglio. Quando i pazienti escono dall’ospedale io li invito a venire in ambulatorio e insieme valutiamo caso per caso come trattare il tipo di stomia, scegliamo il presidio più adatto, quello che non si stacca, che impedisce il trapasso degli odori ecc..Il dialogo con le strutture ospedaliere e con le figure che hanno trattato il paziente prima e dopo l’operazione è importantissimo”.
In questo tipo di terapia è dunque fondamentale la cooperazione tra le diverse figure esperte che vanno a prendersi cura del paziente a 360 gradi. Collaborano infermieri specialisti, urologi, chirurghi, oncologi e anche psicologi, che fungono da supporto al malato anche per quelle dinamiche interne difficili da gestire senza l’aiuto di professionisti.
“La cosa bella di questa rete che andiamo a formare è che diamo al paziente stomizzato la garanzia di non essere abbandonato. Molto spesso queste persone non hanno il supporto della famiglia e in noi trovano davvero un’àncora di salvezza”.
Sono oltre un centinaio le persone che finalmente sono tornate ad avere una qualità di vita soddisfacente.
Fonte

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