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Eseguiva finti vaccini: chiesto il processo per l'assistente sanitaria

Peculato, omissione di atti d’ufficio e falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale. Sono i reati che il prossimo 2 novembre alle 11.30 saranno contestati nel corso dell’udienza preliminare a Emanuela Petrillo, l’assistente sanitaria trevigiana accusata di non aver vaccinato oltre 7 mila bambini tra Veneto e Friuli, dove ha lavorato. Il pubblico ministero Claudia Danelon ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Petrillo e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine Daniele Faleschini ha fissato la data per l’udienza preliminare al prossimo autunno. Ora toccherà al gup stabilire se il fascicolo debba essere archiviato oppure si debba procedere con il processo.
Petrillo – successivamente licenziata per giusta causa dall’Usl 2 (provvedimento impugnato dai difensori della donna e strenuamente difeso dall’azienda sanitaria di Treviso) – è accusata di peculato perché, secondo l’accusa, «avendo in ragione del proprio ufficio o servizio il possesso di farmaci vaccinali li distraeva dalle loro finalità, e dopo aver simulato l’iniezione gettava nei contenitori dei rifiuti speciali le siringhe contenenti il siero non iniettato». La donna deve rispondere anche di omissione atti d’ufficio perché, sempre secondo le accuse rivoltele, «in qualità di addetto al servizio vaccinazioni e dunque quale pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, indebitamente ometteva o rifiutava il compimento di atti che per ragioni di giustizia, sicurezza, igiene pubblica e sanità dovevano essere compiuti senza ritardo». Nello specifico, secondo la Procura, Petrillo avrebbe omesso «di procedere alle iniezioni vaccinali obbligatorie in programma nei giorni in cui prestava servizio presso l’ambulatorio».
All’assistente sanitaria viene contestata inoltre la falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale perché lei stessa, presso la Asl 3 di Codroipo, inserendoli «con il proprio codice operatore » nel sistema informatico o inducendo in errore le colleghe all’Usl 2 di Treviso, formava «atti pubblici falsi, attestando falsamente di aver effettuato regolarmente le vaccinazioni». «Siamo molto soddisfatti della richiesta del pm, soprattutto perché i capi di imputazione ricalcano le nostre denunce» commenta l’avvocato Pasquale Fabio Crea, legale dell’Usl 2 «Marca Trevigiana», identificata nei suoi amministratori come parte offesa insieme all’Asl 3, all’Azienda sanitaria integrata di Udine, all’Usl 2 «Marca Trevigiana» insieme a 159 bambini vaccinati da Petrillo, il cui sangue è stato oggetto di incidente probatorio e analisi. La nuova fase del procedimento consentirà all’assistente sanitaria di rispondere preliminarmente a queste pesanti accuse. «Lotteremo con serenità convinti delle nostre ragioni», commenta Paolo Salandin, avvocato difensore di Petrillo, annunciando già una prima importante decisione. «Chiederemo il non luogo a procedere — spiega il legale —. In ogni caso non considereremo i riti alternativi ma chiederemo di andare a processo».
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