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Allarme boom aggressioni a infermieri e medici: in pochissimi denunciano l'accaduto

Nel nostro Paese si registrano ogni anno circa milleduecento atti di aggressione ai danni dei lavoratori della sanità (dati Inail, confermati dal ministero della Salute): numeri alla mano il 30 per cento dei 4mila casi totali di violenza registrati nei luoghi di lavoro riguarda medici, infermieri, farmacisti e altri professionisti del settore. Sette volte su dieci le vittime delle aggressioni sono donne, guardie mediche in primis. Sono circa tre episodi di violenza al giorno, dalle percosse fino ai tentativi di stupro. Come porre rimedio? Che cosa fare? Ci sono proposte concrete e programmi di azione.

Emergenza quotidiana

Un’emergenza quotidiana. L’ultimo caso salito alla ribalta è avvenuto al pronto soccorso dell’ospedale di Partinico, pochi giorni fa. Un uomo, già visitato e con diagnosi di sindrome influenzale, dopo una breve attesa per consentire agli operatori di prestare assistenza a un paziente in codice rosso, ha minacciato e poi colpito con due calci un’infermiera che voleva assisterlo.

L’istituzione di una Commissione parlamentare

La revisione delle raccomandazioni ministeriali sulla sicurezza degli operatori sanitari, che risalgono ormai al 2007 e che non sono mai state pienamente applicate. L’emanazione di disposizioni sulle buone pratiche per i Direttori Generali delle aziende e degli enti del servizio Sanitario Nazionale: non lasciare i medici da soli nei presidi di Guardia medica, prevedere accompagnatori nelle visite a domicilio, formare gli operatori a prevedere e disinnescare un’escalation di violenza. Ancora: lo sfruttamento le previsioni legislative della Legge Gelli sul risk management per fare in modo che raccomandazioni e disposizioni siano uniformemente applicate. L’istituzione di una Commissione parlamentare sulla violenza contro gli operatori sanitari, da cui scaturisca una proposta di Legge per equiparare il reato, in tutti i casi, a quello di violenza a pubblico ufficiale, rendendolo sempre perseguibile d’ufficio e non su querela di parte. Infine, una comunicazione efficace verso la popolazione, tramite spot della Pubblicità Progresso, per far comprendere che ‘chi aggredisce un medico aggredisce se stesso’.
Sono solo alcune delle idee, proposte concrete, programmi di azione messi sul tavolo nella riunione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) con i sindacati medici, sul tema della violenza contro gli operatori sanitari. Obiettivo: raccogliere dati e recepire suggerimenti da portare all’Osservatorio istituito presso il Ministero della Salute.

“Colpa del definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”

Ma se diverse sono le problematiche, tutti i rappresentanti sindacali si sono trovati d’accordo su un punto: è il definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale il principale fattore di rischio per le aggressioni contro gli operatori sanitari. Proprio una recente nota della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, aveva  definito le aggressioni ai danni del personale sanitario una carneficina silenziosa, perché “spesso rimane nascosta per vergogna, per pudore di un denuncia che scoperchierebbe situazioni di inadeguatezza o perché quasi messa in conto come componente del rischio professionale”.
La maggior parte delle aggressioni, dicono i dati, è scatenata da una prestazione negata, a cui il paziente pretende di avere diritto, ma che, per legge o anche per mancanza di risorse, non gli può essere erogata. Inoltre il blocco del turnover, la carenza di personale, gli orari massacranti, la carenza di fondi da destinare alla messa in sicurezza delle sedi sono tutti fattori che mettono a rischio la sicurezza dei professionisti della sanità.
E’ stato dunque istituito un Tavolo di Consultazione permanente sulla Professione tra la Fnomceo e la FNOPI. Prossimo step, che coinvolgerà anche le associazioni di cittadini, la predisposizione di un questionario. Obiettivo: la prevenzione delle aggressioni, il monitoraggio su scala nazionale di rischi, eventi sentinella, margini di intervento, e la loro gestione secondo le linee guida del risk management.“
Fonte

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