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Botte e insulti a Infermieri e medici, la guerra in ospedale: "Noi lasciati soli"

Il sondaggio che l’Anaao Assomed ha condotto da aprile a maggio 2018 su un campione di medici di tutte le specialità iscritti all’Associazione medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale – è un vero e proprio bollettino di guerra, che mostra un quadro estremamente preoccupante. Il 65% circa dei partecipanti al sondaggio ha risposto di essere stato vittima di aggressioni, di questi il 66,19% riferisce aggressioni verbali mentre il 33,81% aggressioni fisiche.

“Noi, lasciati soli come soldati al fronte”

Un fenomeno che appare particolarmente allarmante al Sud e nelle isole. La sanità meridionale, quella più definanziata, è quella dove è più diffusa la violenza verso i sanitari. “Per questo – afferma l’Anaao – attendiamo risposte dalla politica”. Il pronto soccorso risulta dall’indagine il reparto con il più alto tasso di aggressioni verbali e fisiche: percentuali “insostenibili per chi vi lavora che condizionano notevolmente il burnout (stress da lavoro, ndr) di medici e infermieri. E’ chiaro quindi che è tutto il sistema ospedale e la sua complessa organizzazione che deve farsi carico del pesante fardello del problema overcrowding (affollamento, ndr) – insiste l’Anaao – e gli operatori non possono essere lasciati soli come soldati al fronte, a combattere una guerra dove sono loro stessi vittime insieme ai pazienti”.
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Indagine a cura di Elisabetta Lombardo (Segretaria Anaao Azienda Policlinico Catania). I dati sono stati elaborati da: Andrea Rossi (Vice Segretario Anaao Veneto) e Matteo D’Arienzo (Anaao Giovani)
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’escalation progressiva degli episodi di violenza contro gli operatori sanitari: dal recente tentativo di strangolamento di un medico di pronto soccorso, fino a stupri e vere e proprie spedizioni punitive da parte di gruppi organizzati contro i medici”, evidenzia l’Anaao Assomed. Il problema ha assunto ormai una rilevanza tale che il presidente nazionale della Fnomceo Filippo Anelli ha inserito la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro nei punti del suo programma di lavoro. Smarrimento, rabbia, frustrazione e spesso solitudine sono i sentimenti più diffusi in chi è vittima di violenza fisica o verbale sul posto di lavoro, “senza trovare risposte adeguate nelle Direzioni aziendali”.
L’Anaao Assomed ha voluto dare voce a questo ‘disagio lavorativo’ fornendo dati concreti che permettano di delinearne meglio i contorni. L’analisi è stata condotta su 1280 soggetti, con un tasso di risposte crescente all’aumentare dell’età: il 6,67% tra 25 e 35 anni, il 21,63% tra 35 e 45 anni; il 27,83% tra 35 e 55 anni e il 43,88% tra 55 e 65 anni. Le donne hanno mostrato maggiore partecipazione dimostrando maggiore sensibilità al problema: 53,95%. Le Regioni di provenienza di quanti hanno risposto rispecchiano la numerosità degli iscritti Anaao cui è stata destinata l’indagine, con percentuali di risposta che superano il 10% in Emilia Romagna, Piemonte, e Veneto e tra il 5-10% in Campania, Toscana, Lazio e Sicilia. Il 65% circa dei partecipanti al sondaggio ha risposto di essere stato vittima di aggressioni, di questi il 66,19% riferisce aggressioni verbali, mentre il 33,81% aggressioni fisiche.

Aggressioni in corsia: allarme al Sud e nelle isole

Un’ulteriore analisi regionale evidenzia che la percentuale di aggressioni sia fisiche che verbali si incrementa al 72,1% nel Sud e nelle isole. Dato ancora più allarmante per i medici che lavorano in pronto soccorso e 118, dove le stesse percentuali salgono all’80,2%. Rispetto alle aggressioni fisiche, invece, particolarmente colpiti sono i medici dei reparti di Psichiatria/Sert (il 34,12% di tutte le aggressioni fisiche) e i medici di pronto soccorso/118 (il 20,26% di tutte le aggressioni fisiche). Non solo. Il 23,35% degli intervistati ha risposto di essere a conoscenza di casi di aggressione da cui è scaturita invalidità permanente o decesso. Dalle aggressioni sono scaturiti dai tre ai cento giorni di prognosi. Il 70% del campione riferisce di essere stato testimone di aggressioni verso il personale sanitario, il che fa supporre che il fenomeno sia di fatto sottostimato rispetto a quanto emerso a domanda diretta nel sondaggio. Altro elemento che rinforza l’ipotesi della sottostima del fenomeno sia da parte degli operatori sia da parte delle amministrazioni, è che oltre il 50% degli intervistati ignora che le aggressioni dovrebbero essere identificate come evento sentinella dalla propria Direzione aziendale (come previsto dalla raccomandazione n. 8 del 2007 del ministero della Salute), mentre il 18% asserisce che addirittura non vengono riconosciute.

Quali sono le cause delle aggressioni?

Quanto alle cause delle aggressioni, per i medici coinvolti nell’indagine sono da riferire soprattutto a: fattori socio-culturali per il 37,2%, definanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 23,4%, carenze organizzative per il 20%, carenze di comunicazione per l’8,5%. Sorprendenti infine le risposte all’ultimo quesito, relativo al ruolo del sindacato come tutore della sicurezza degli operatori: il 56,4% non sa se il problema viene trattato ai tavoli sindacali, mentre il 30,8% è convinto che non venga mai discusso. Dall’indagine emergono molteplici riflessioni, “che impongono un richiamo alla responsabilità di tutti i referenti istituzionali, compreso il sindacato. Esiste sicuramente – sottolinea l’Anaao – un vuoto normativo in quanto la legge sulla sicurezza negli ambienti di lavoro numero 81 del 2008 non prevede esplicitamente i termini ‘aggressione e violenza’ ai danni degli operatori sanitari”. Il dato delle Aziende sanitarie che valutano il rischio di aggressione nel Documento di valutazione del rischio (Dvr) “andrebbe aggiornato al passo con una realtà lavorativa che assume connotati sempre più preoccupanti”. I direttori generali sono i primi che debbono farsi garanti della sicurezza dei loro dipendenti, “applicando normative e raccomandazioni già esistenti, adoperandosi oltre che con l’implementazione dei sistemi di vigilanza anche con l’adozione di misure idonee ad arginare il sovraffollamento, che risulta sicuramente correlato ad un incremento degli episodi di violenza”.

Le proposte per arginare la violenza

Tante le proposte per arginare il fenomeno della violenza agli operatori sanitari: dalle campagne stampa tipo pubblicità progresso, implementazione dei posti di polizia e vigilanza armata, modifiche dell’edilizia sanitaria, videosorveglianza, corsi Ecm di autodifesa, efficientamento degli organici, modifiche legislative. “Tutti  interventi utili, ma che non esentano i direttori generali dall’obbligo in quanto datori di lavoro di tutelare la sicurezza dei dipendenti, obblighi su cui il sindacato ha il dovere di vigilare e segnalare eventuali omissioni o carenze”.
 
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