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Lo sfogo della collega canadese che alla terza notte consecutiva non riesce a far altro che piangere

Ciao mio piccolo dottore. Io non so dove tu possa prendere le tue informazioni, ma sicuramente non nella realtà delle cure infermieristiche. Ancora una mattina che finisco il mio quarto turno e mi sento vuota, stanca, esausta, vedendomela da sola per fornire assistenza a circa 70/76 pazienti. Questa è la terza notte in una settimana dove ho pazienti che si complicano, e quando dico che si complicano significa che moriranno nella settimana e sono sola a gestirli. Fa parte del mio lavoro intervenire e gestire situazioni del genere, ma di solito c’è un lavoro di squadra.
Oltre ai miei pazienti devo fare tutto da sola, l’orologio gira sempre e le pausa non esistono. Sono talmente stressata che la mia schiena é tutta contorta e dolorante, contorta al punto tale di impedirmi di dormire; non ho voglia di andare lavorare perché so quello che mi aspetta (non mi tiro indietro ma arrivo al punto di non farcela più e ci penso), arrivo a casa e piango dalla stanchezza.
Non posso aiutare la mia assistente a cambiare gli altri pazienti perché sono così presa con la mia paziente instabile. Quindi questi pazienti devono restare nelle loro urine e sono così pesanti che devono stare su di uno sgabello per essere cambiati. Devo dire che la quarta parte del giorno i pazienti non possono essere stati cambiati a causa della situazione. Il quarto del giorno incomincia già con una o due assistenti in meno e con molto più lavoro.
Quando parto ho la testa piena di preoccupazioni perché ho lasciato le persone instabili senza potergli erogare l’assistenza necessaria. E dimentico che son dovuta rimanere anche tre mattine di fila perché non c’era l’infermiere di giorno. Ho dovuto chiamare la coordinatrice una notte per sapere se era possibile avere una persona in più a causa della situazione pesante che si era venuta a creare e lei, ridendo, mi ha risposto: “Tu mi fai ridere! Siamo obbligati a fare ore in più su circa quattro piani e tu mi domandi una persona in più per aiutarti?”
Wow, bella risposta, ma alla fine anche lei è stanca di cercare dei sostituti e obbligare le persone restare e fare ore in più quando loro non hanno nemmeno più il controllo. Ho finito le mie giornate domandandomi cosa potrei fare d’altro nella mia vita ma non so cosa fare perché essere infermiera è la mia vita. Penso anche di essere brava in quello che faccio e di amare tanto questo lavoro. Tanto da cercare sempre su Google offerte di lavoro come infermiera. E’ questo normale???
E non ho voglia di vedere un membro della mia famiglia in queste condizioni. È schifoso. Sono distrutta dal mio mestiere e mi vergogno della povertà delle cure che presto quotidianamente. Il mio sistema sanitario è malato e morente. Non credo che io sia la sola essere demolita dalla realtà delle cure infermieristiche, non abbiamo nemmeno il tempo di curare. I dipendenti cadono come delle mosche. Il male è sia fisico che mentale.
Ma, dopo tutto, dicono che questa riforma sanitaria sia un vero successo”.
Testo di un post di Emilie Ricard tradotto dalla redazione di Infermieritalia.
 

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