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Lettera di sdegno di un’infermiera al Ministro Madia

Buona sera Ministro Madia,
Io so chi è lei, almeno per “sentito dire”, ma forse Lei non sa chi sono io.
Dal basso della mia presunzione penso di potermi presentare con queste poche parole che dicono tutto di me:
Mi chiamo Elisa, ho 27 anni e sono un’INFERMIERA precaria del Centro Oncologico di Riferimento di Aviano.
Mai, fino a ieri, avrei pensato di spendere mezz’ora del mio tempo, di rientro dal turno pomeridiano, per scriverLe.
Sa, credo di manifestarle, a pieno titolo, la delusione della mia categoria dopo la firma del contratto di povertà e assurdità della sanità italiana.
Ieri ero in piazza, a Roma, dopo quasi dieci ore di viaggio in pullman dal Friuli. Mentre io stavo sotto l’acqua che batteva incessante, lei, con altri discepoli al seguito, stavate seduti intorno ad un tavolo per decidere le sorti del nostro (MIO) contratto. Ma questo, si sa, non ha influito nelle vostre decisioni.
Le dico la verità, ci ho sperato. Ho sperato che tutti quegli sguardi decisi accanto a me vi facessero virare verso altre proposte. Ci ho sperato quasi fino a crederci. Ed invece…
Vi ho visto qualche ora dopo, mentre cercavo di consumare il mio pranzo ed asciugarmi dopo il diluvio, ESULTARE. Rilasciare interviste citando stati d’animo gioiosi per un accordo arrivato dopo “estenuanti 28 ore di contrattazione”.
28 ore definite estenuanti, lo ripeto.
A leggerla, centrando il focus sulla parola “ESTENUANTE”, potrei pensare ad un turno notturno di un infermiere qualsiasi in un qualsiasi reparto. Ad un banalissimo turno mattutino con 45 posti letto e due infermieri. Ad un turno pomeridiano in un pronto soccorso con pazienti costretti ad ore di attesa perché, la carenza di personale, non riesce a garantire un numero sufficiente di ambulatori attivi.
Mi spiace comunicarle che al disservizio che purtroppo subiscono i pazienti, in maniera crescente con il passare del tempo, siamo noi a doverne rispondere in prima persona. Siamo noi a dover subire gli stati d’animo e le aggressioni, purtroppo non solo verbali, del paziente che è stanco di aspettare. Delle persone che stanno male e di aspettare proprio non se lo possono permettere.
Volevo porle una domanda:
Lei lo sa cosa fa un infermiere? Lei sa quale è l’importanza che abbiamo nel garantire l’assistenza al paziente? Lei sa quanto NOI infermieri possiamo fare la differenza sulla diagnosi, sulla cura e sulla prognosi? Lei sa quante responsabilità ci competono e a quanti rischi siamo esposti?
Queste domande potrebbero sembrare provocatorie ma il mio fine è un altro.
Sa, quando un infermiere rientra a casa non esulta.
Non esulta perché il più delle volte, quello stesso lavoro, quei volti, quei visi, quella sofferenza o quei sorrisi se li porti tutti a casa.
Sedendoci intorno ad un tavolo di contrattazione dovremmo pensare anche a questo. Dovremmo pensarci quando con una firma si rende il lavoro straordinario obbligatorio “SALVO GIUSTIFICATI MOTIVI DI ADEMPIMENTO”; ci si deve pensare quando ci viene tolto il diritto alla pausa di 30 minuti per i turnisti; Quando ci vengono dati 15 minuti per timbrare, raggiungere gli spogliatoi, cambiarci, tornare in reparto e prendere consegne; ci si deve pensare quando si attua una deroga alle 11 ore di riposo per esigenze dell’azienda (non del lavoratore); Quando ci si vanta della lotta al precariato dandole manforte con la pronta disponibilità estesa a tutti i reparti di degenza.
Non ho citato la parte economica perché credo che quella si commenti da se: un infermiere che ha l’obbligo di Laurea e formazione continua riceverà lo stesso stipendio di un qualsiasi soggetto con diploma di scuola secondaria, senza responsabilità alcuna.
Mi spiace Ministro,
Mi spiace che ancora una volta la mia professione non venga riconosciuta intellettuale come si legge solo sui libri. Mi spiace dovermi ancora giustificare con i pazienti quando ci vedono stanchi e non trovano un sorriso, perché, quello stesso sorriso, ce lo state togliendo.
Questo è ESTENUANTE. Io purtroppo non ci sto.
Infermiera
Elisa Mele

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9 comments

Maria Costantino Febbraio 26, 2018 at 14:20

Elisa tesoro, hai racchiuso il senso della nostra Professione.Sei stata bravissima, tanto “loro” non capiranno mai chi è e cosa fa un Infermiere. Io e il mio gruppo di Infermieri del Blocco Operatorio di Catanzaro siamo tutti con te e stiamo condividendo in tanti, tantissimi.

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Elisa Mele Febbraio 28, 2018 at 10:04

Grazie ragazzi.
Questa vorrei che non fosse la “mia” lettera ma la lettera di tutti noi.
Il ministro, probabilmente, non la leggerà mai ma servirà in primis a noi stessi per acquisire consapevolezza di quello che siamo e di quanto valiamo!

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Claudia Agosto 6, 2019 at 10:29

Credi di avere capito che fai una sottile differenza tra il tuo diploma universitario e il mio semplice “qualsiasi soggetto che ha un diploma di scuola secondaria”….. Vola più basso e specialità alla mano

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mariateresa borda Marzo 1, 2018 at 19:15

Carissimi colleghi io lavoro da 30 anni e da allora si parla quanto il nostro lavoro sia intellettuale e scientifico, ma mai ritenuto come tale !
La nostra competenza spaventa la classe medica ed essendo essa sempre potente e coalizzata riesce sempre ad avere la meglio sulla nostra categoria, sempre vissuta come ancellare al medico.

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anna Marzo 7, 2018 at 09:44

Sono D’accordo e oggi più che mai hanno paura di noi.Buon lavoro a tutti.

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anonimo Marzo 16, 2018 at 22:15

tutti dovrebbero avere paura di noi, dai medici ai cittadini. Teniamo in mano il sistema sanitario nazionale e abbiamo il potere di fermare tutto se solo lo volessimo, peccato che professionalmente siamo la classe meno unita in assoluto; l’unico modo per cambiare veramente le cose è incrociare le braccia ad oltranza bloccando tutto! può sembrare una scelta estremista ed egoista, ma in realtà aiuterebbe tutti, perchè il cittadino si merita un’assistenza degna di essere nominata tale, oggi invece le carenze ed i turni massacranti penalizzano il nostro operato, e poi è giusto essere riconosciuti come meritiamo. Sò già che molti di voi non approveranno quanto scritto ed è proprio per questo che non si cambierà mai e resteremo sempre con la testa bassa schiacciata da tutti! infondo senza di noi non c’è sanità ricordatevelo, dobbiamo solo essere uniti una volta per tutte!

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Flavio Cattaneo Agosto 9, 2019 at 14:04

Grande risposta brava hai esposto il nostro punto debole!!!come nella lettera al ministro ha fatto la collega noi e la nostra professione viviamo uno status sociale in eterno ribasso ( ancelle dei medici) ma la colpa è della nostra non unità di intenti e obiettivi

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athos Marzo 2, 2018 at 19:42

Cara Elisa purtroppo dopo 41 anni del tuo stesso lavoro, non posso far altro che condividere il tuo sgomento per la totale indifferenza nei confronti della nostra professione, da parte delle istituzioni ma purtroppo spesso anche da parte delle persone che ci circondano,e spesso ci condannano. Quando penso a tutto il tempo che ho trascorso………… potrei scrivere un libro raccontando di esperienze ,ricordi,persone e tanto impegno e professionalita’ da parte mia e di chi ha lavorato con me. Ogni volta che per necessita’ entro in un ospedale, ne esco sempre piu’ convinta che se le cose nonostante tutto vanno bene e’ sempre per merito degli INFERMIERI.Nota bene io sono ancora in servizio…..

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Elena Marzo 7, 2018 at 15:30

Elisa cara, mi sento di dirti che condivido pienamente i tuoi sentimenti in particolare riguardo il ruolo che assumiamo ormai a scopo vocazionale intorno ai malati che non hanno alcuna colpa di essere in quel fondo di letto. Non voglio osare esprimermi nei riguardi di chi ha la direttiva. Voglio solo dirti che a motivo di queste istituzioni o decisoi di aderire ad opzione donna una volta raggiunto i requisiti per poi Potter lavorare privatamente con molta soddisfazione. Sostengo e sotterrò la nostra onorata professione sempre e sono orgogliosa di essere infermiera dal 1980. Forza colleghi siamo onorati di portare alta e con dignità una professione che non ha uguali.
Ciao Elisa sei stata bravissima!!

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