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Lo sfogo di un giovane infermiere: "Pensavo che il mondo del lavoro fosse diverso"

Quello che abbiamo deciso di pubblicare è lo sfogo di un giovane infermiere, tra l’altro laureato da circa un anno, che ci ha mandato la sua esperienza. Per rispettare la sua privacy utilizzeremo un nome di fantasia, ossia Luca.
“Salve, sono Luca e sono un infermiere neo-laureato. Come ben tutti sapete al termine del percorso di studi ci troviamo quasi svuotati: dobbiamo iniziare a studiare nuovamente per i concorsi e, allo stesso tempo, trovare un lavoro che ci permetta di esercitare quella che è la nostra professione.
Vi confesso che i giorni dopo la laurea sono stati giorni pieni di speranza; ho consegnato curriculum a tutte le strutture della mia città, impegnandomi nella ricerca di qualcosa di concreto. Purtroppo i giorni passavano e, oltre ai FAD e agli ECM (che almeno qualcosa in termini di punteggio ai concorsi danno) non sapevo dove sbattere la testa finché ricevo la chiamata di un’associazione di volontariato 118. Felice come non mai mi presento al colloquio ma ne esco tremendamente deluso. Ciò che offrono è, in sostanza, turnazione massacrante e “stipendio” (se così può definirsi) che l’amica di mia madre che fa pulizie in casa prende di più al netto ora. E quest’affermazione non ha nulla contro quel lavoro, anzi. Dovrebbe farci riflettere!
I giorni passano, studio come un matto, mi iscrivo ai concorsi e la luce della speranza che ormai s’era spenta si riaccende quando il mio nome compare tra gli ammessi alla prova orale. Non posso farmi sfuggire quest’occasione e do il meglio di me. Supero il mio primo concorso e vedere il mio nome all’interno della graduatoria finale è come una liberazione.
Passa qualche mese e arriva la mail di assunzione a tempo indeterminato. Ora non potete immaginare la gioia e l’emozione che si prova (o forse si) per un tanto agognato posto nel pubblico. Riempio le mie valigie e parto. Vengo assegnato ad una stroke-unit e, dopo un breve periodo di “affiancamento” da fuori-turno, seguo la turnazione come tutti i miei colleghi.
Penserete che sia finita e, invece, da qui iniziano i problemi: i miei colleghi iniziano a diventare dispettosi e diffidenti perché magari cerco di correggerli evitando le procedure seguendo il “così si è sempre fatto”, il giro letti la mattina viene fatto da noi infermieri (aiutati da 1 solo OSS). In questo modo si perde una gran fetta di pianificazione e gestione degli interventi di assistenza infermieristica. Cerco di far presenti questi problemi alla coordinatrice che, invece di essere felice, inizia a darmi addosso. Non mi concede i congedi per la partecipazione ai concorsi e addirittura le ferie mi vengono concesse a “loro discrezione”.
I giorni passano e la mia voglia di andare a lavoro si affievolisce sempre più, la mia passione per la professione comincia a venir sempre meno e mi sento quasi inadatto a quel reparto che tanto avevo sognato. Dove voglio arrivare?
Beh, la classe infermieristica non può essere relegata ancora ad una visione antica e retrograda dell’infermiere. Abbiamo acquisito tante responsabilità ma, ancora oggi, si agisce perché si è sempre agito così, si fa un giro letti perché la valutazione della cute è importante (nonostante sia nata la figura dell’OSS e OSSS), si vocifera tutto alla coordinatrice perché gli errori non vengono fatti notare ai diretti interessati, in modo che vangano messi in cattiva luce.
Pensavo che il mondo del lavoro fosse diverso perché, per un giovane, è qualcosa di agognato e sperato, di sudato e sacrificato. In realtà, però, non sempre è così perché, per cambiare davvero le cose, dobbiamo impegnarci tutti insieme nel nostro piccolo.
Grazie dell’attenzione, da un infermiere che non ha mai mollato, nonostante tutto ciò che sta affrontando”

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1 comment

sonia Febbraio 28, 2018 at 15:42

Luca, mi dispiace molto per questa accoglienza da parte dei tuoi colleghi così scadente. Sai in qualche modo (forse) tutti o gran parte di noi ha vissuto questo assurdo percorso. Io ho capito una cosa molto importante, ma solo dopo anni di maturità: Non mollare. Quando sei a lavoro fai quello che é giusto fare. Quando.sei a casa trovati delle attività che ti liberano la mente che ti resettino il pensiero del lavoro. Fai meditazione, yoga, tai chi, cammina….ma non pensare al lavoro. Qui dovresti trovare la risposta al fatto che non siamo.una categoria coesa e non decolleremo mai. Finché c’è questa gente!!!! In bocca al lupo!

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