Procedure

Cosa fare prima dell'aspirazione tracheobronchiale?

L’aspirazione tracheobronchiale è una manovra potenzialmente rischiosa, per questo prima di effettuarla è importante preparare tutti i dispositivi (sondini di aspirazione, fonte di aspirazione, acqua sterile, lubrificante idrosolubile, guanti, occhiali e mascherina di protezione, dispositivi di emergenza) e fare in modo che il paziente sia tranquillo e collaborante.
Prima della procedura occorre effettuare una serie di controlli sul paziente come: frequenza cardiaca, pressione arteriosa, frequenza respiratoria, rumori respiratori, pulsossimetria, presenza di eventuali sanguinamenti o altri problemi (per esempio laringospasmo, tosse). Prima di effettuare una broncoaspirazione occorre da una parte preparare tutti i presidi da utilizzare e da avere a portata di mano in caso di complicanze e dall’altro occorre preparare il soggetto considerando lo stato emotivo dello stesso.

Presidi da utilizzare

Per una broncoaspirazione devono essere disponibili:

  • sondini di aspirazione sterili, monouso, flessibili, trasparenti, a punta smussa (per minimizzare il rischio di traumatismi sulla mucosa e l’insorgenza di granulomi). Tali dispositivi devono essere provvisti di raccordo terminale con connessione universale, foro centrale e uno o più fori laterali, in cloruro di polivinile (PVC) con misure da 12 a 18 CH (3 CH=1 mm) per gli adulti. I sondini centimetrati sono da utilizzare quando è indispensabile sapere esattamente sin dove arriverà il sondino, per esempio in presenza di punti di sutura o lesioni tracheali. I sondini a doppio lume consentono l’insufflazione continua dell’ossigeno;
  • una fonte d’aspirazione centralizzata o portatile con regolazione del vuoto, tubi di connessione e vaso di raccolta. La pressione d’aspirazione viene valutata chiudendo il tubo d’aspirazione e leggendo sul manometro il valore. Le pressioni atmosferiche consigliate sono 60-80 mmHg per i neonati, 80-100 mmHg per i bambini sotto l’anno, 100-120 mmHg per i bambini sopra l’anno, 100-150 mmHg per gli adulti. Le pressioni negative non dovrebbero superare i 150 mmHg, in quanto alte pressioni possono causare traumi, ipossia e atelectasie;
  • acqua sterile per risciacquare il sistema d’aspirazione;
  • un lubrificante idrosolubile, per ridurre il trauma della mucosa, da usare solo per l’aspirazione nasotracheale;
  • guanti, occhiali di protezione, mascherina e altro materiale per seguire le precauzioni universali;
  • un telino, garze, bacinella reniforme;
  • una soluzione fisiologica e siringhe da 5-10 ml;
  • un eventuale contenitore sterile per l’esame colturale;
  • un eventuale materiale per effettuare una rianimazione cardiopolmonare;
  • un pallone autoespandibile con reservoire, un tubo di connessione a fonte d’ossigeno;
  • un eventuale monitor ECG;
  • un fonendoscopio;
  • un pulsossimetro.

Se la tecnica è eseguita a domicilio non è possibile avere a disposizione tutto il materiale elencato.

Preparazione del paziente

Il paziente cosciente sottoposto ad aspirazione tracheobronchiale può andare in ansia per la manovra: è quindi importante prepararlo nel modo migliore, spiegando passo passo, se cosciente, ogni azione per ottenere maggiore collaborazione e rendere meno sgradevole la manovra. Occorre tranquillizzarlo, informarlo della eventuale tosse intermittente che può essere provocata dalla aspirazione e della necessità di aspirare per la rimozione delle secrezioni.
La posizione ideale è quella ortopnoica o semiortopnoica. Il paziente va iperossigenato per almeno un minuto prima di eseguire la manovra e dopo averla eseguita per un altro minuto per evitare l’ipossiemia e favorire la mobilizzazione delle secrezioni. Prima, durante e dopo la manovra vanno controllati:

  1. frequenza cardiaca;
  2. pressione arteriosa;
  3. frequenza respiratoria;
  4. rumori respiratori;
  5. ossigenazione (pulsossimetria);
  6. colore della cute;
  7. colore, odore, consistenza e quantità delle secrezioni;
  8. risposta del paziente (in particolare se sente dolore);
  9. presenza di tosse;
  10. presenza di laringospasmo e/o broncospasmo;
  11. presenza di sanguinamento o di traumi;
  12. pressione intracranica (se necessario e se il dispositivo è disponibile);
  13. parametri del ventilatore (pressione inspiratoria, volume corrente, FIO2).

Preossigenazione

Per preossigenzazione si intende l’apporto di ossigeno, uguale o superiore al livello di ossigeno basale, per accrescere la frazione di ossigeno libera nel sangue prima di aspirare. La preossigenazione va eseguita in tutti i pazienti, svegli o sedati. La sua efficacia, però, può essere influenzata dalle condizioni del paziente, dalla durata dell’aspirazione, dalla pressione di aspirazione utilizzata, dal rapporto tra il diametro del sondino di aspirazione e del lume della via aerea.
La somministrazione di ossigeno al 100% per un minimo di un minuto è sicuramente consigliata per evitare una riduzione della pressione parziale di ossigeno durante l’aspirazione. Per garantire la preossigenazione tutti i moderni ventilatori hanno l’opzione che consente di erogare frazioni di ossigeno o aria maggiori di quelle impostate per un periodo di tempo limitato e di tornare automaticamente all’ossigenazione stabilita, in modo tale da mantenere anche il volume polmonare durante l’aspirazione. La preossigenazione, accompagnata da respiri profondi, può correggere eventuali atelettasie. La sospensione della ventilazione per l’aspirazione causa un aumento della anidride carbonica disciolta nel sangue, che non si rileva in tempo reale come la saturazione periferica di ossigeno.
Quindi è sempre sconsigliato eseguire un’aspirazione prolungata, perché anche se non diminuisce in maniera importante la saturazione periferica di ossigeno, si determina l’aumento dell’anidride carbonica nel sangue. Si tende a scoraggiare la deconnessione dal ventilatore e si ipotizza che anche perdita di PEEP con il ritorno dei polmoni a pressione atmosferica vada scoraggiata.

Formazione del personale

L’aspirazione tracheobronchiale impone competenza professionale e attenzione. A causa dei potenziali rischi, l’infermiere deve possedere conoscenze procedurali e capacità tecniche per eseguirla. Infatti per garantire la sicurezza del paziente è importante che l’infermiere: conosca l’anatomia e la fisiologia delle vie aeree superiori; conosca e comprenda la storia clinica del paziente, la sua patologia e gli obiettivi del trattamento; sia in grado di ascoltare i rumori respiratori e di riconoscere la presenza di secrezioni; sia capace di rilevare i segni vitali, di valutare lo stato del soggetto e di intervenire sulle possibili complicanze; sappia interpretare i valori dell’emogasanalisi e l’ECG; sappia usare l’apparecchiatura per l’aspirazione tracheobronchiale e farne la manutenzione; conosca e comprenda la ventilazione meccanica, i ventilatori meccanici e i loro sistemi di allarme; sia capace di valutare il bisogno e di eseguire la rianimazione cardiopolmonare; sappia valutare e documentare l’efficacia della manovra.
 
 
 
 
Fonte: EBN e Zinga “Quesiti Clinico-Assistenziali”

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