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La frattura d'anca

La frattura dell’anca è una lesione grave che si verifica soprattutto nelle persone anziane e che in genere interessa la parte prossimale del femore (collo femorale). Questo tipo di lesione è molto comune nei soggetti anziani perché soggetti ad osteoporosi e più predisposti alle cadute rispetto ai soggetti adulti o giovani. Gli esiti delle cure sono molto variabili. Molti soggetti guariscono con una ripresa rapida e ottimale delle proprie funzionalità. Per altri, invece, la frattura significa la perdita della mobilità e, talvolta, l’impossibilità a vivere a casa propria. Nel complesso, la mortalità un anno dopo la frattura è elevata, intorno al 30%, anche se solo un terzo è direttamente attribuibile alla frattura. I rischi di frattura di femore possono essere suddivisi in 2 gruppi: quelli che determinano cambiamenti nella densità ossea (osteoporosi) e quelli che aumentano il rischio di caduta nell’anziano. Tuttavia ci sono alcuni fattori come l’immobilità che agiscono su entrambi questi aspetti. Secondo uno studio statunitense i 4 fattori di rischio di frattura dell’anca più rilevanti per le donne sono:

  • precedente frattura da trauma, dopo i 50 anni;
  • storia materna di frattura dell’anca;
  • fumo;
  • indice di massa corporea basso (BMI <18,5 kg/m2).

Per prevenire le fratture nella persona anziana è fondamentale:
– ridurre il rischio di caduta;
– prevenire l’osteoporosi.
Per ridurre il rischio di caduta occorre identificare i fattori di rischio e mettere in atto programmi di interventi multifattoriali come evitare di camminare lungo corridoi semi bui e senza corrimano. La prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi prevedono misure non farmacologiche e farmacologiche. Gli interventi non farmacologici sono:

  1. l’esercizio fisico, che deve essere incoraggiato per mantenere una buona tonicità muscolare e una corretta coordinazione dei movimenti e che va consigliato fin dall’adolescenza e mantenuto nel tempo;
  2. un’adeguata esposizione al sole per favorire la produzione di vitamina D, anche se occorre notare che alle nostre latitudini l’esposizione al sole è naturalmente sufficiente;
  3. una dieta con assunzione di calcio.

La prevenzione dell’osteoporosi con i farmaci è controversa. Si raccomanda invece di seguire una dieta ricca di calcio (per esempio assumendo regolarmente latte a colazione) evitare l’eccessiva magrezza e nello stesso tempo il sovrappeso.  Nella gestione del paziente con frattura dell’anca sono coinvolti più professionisti. Il trasporto in ospedale del paziente deve avvenire tempestivamente. L’infermiere che è a bordo del mezzo di soccorso deve fare una prima valutazione dell’incidente e delle condizioni del paziente (controllo delle vie aeree e della colonna vertebrale, controllo del respiro, circolazione, incapacità funzionale, esposizione del ferito e protezione ambientale). La prima regola è fare un’attenta valutazione dello scenario prima di intervenire e compiere qualunque manovra.
L‘immobilizzazione normalmente è la terapia adottata in attesa dell’intervento chirurgico perché aiuta a ripristinare il riallineamento del femore fratturato, a limitare i danni interni e ad alleviare il dolore.
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L’intervento chirurgico è il trattamento di routine per la gestione delle fratture dell’anca consente di mobilizzare precocemente il paziente e riduce il rischio che una frattura composta si scomponga con il trascorrere del tempo. L’intervento chirurgico va effettuato prima possibile. Riducendo il periodo di immobilità pre operatoria si limita l’insorgenza di patologie da allettamento, la perdita di autonomia e delle capacità cognitive. La riabilitazione va pianificata al momento del ricovero in ospedale. E’ importante tracciare un piano di trattamento che accerti la motivazione del ricovero, definisca gli obiettivi e gli interventi riabilitativi. La riabilitazione mira al recupero dell’equilibrio e dello schema motorio del camminare, al fine di riacquistare l’autonomia nelle attività della vita quotidiana. Segue un percorso graduale che prevede 2 momenti:

  • riacquistare la capacità di fare piccoli cambiamenti posturali in autonomia o con minimo aiuto;
  • riuscire a camminare con doppio appoggio controllando adeguatamente il carico sull’arto operato.

Il programma riabilitativo è condizionato da molti fattori, in particolare:
– dalle condizioni generali di salute del paziente (la presenza di comorbilità può aggravare la situazione); dalle abilità cognitive e dalla presenza di demenza;
– dall’autonomia funzionale prima del trauma;
– dalle caratteristiche della frattura e il tipo di intervento.
I pazienti devono essere mobilizzati entro le prime 24 ore dall’intervento dopo controllo radiologico. La mobilizzazione precoce è fondamentale per prevenire la comparsa della sindrome da immobilizzazione e per ripristinare il livello tono-trofico precedente il trauma prevenendo l’insorgenza di rigidità articolare. Una moderata abduzione garantisce il sollievo dal dolore durante la mobilizzazione, qualsiasi sia la sintesi con la quale è stata corretta la frattura. La mobilizzazione nelle ore successive all’intervento prevede un programma di cambio posturale: posizione supina, posizione seduta con tronco a 90° e posizione sul fianco sano con un cuscino tra gli arti inferiori per mantenere l’abduzione. E’ fondamentale evitare nel primo periodo l’adduzione, la flessione superiore a 90° e l’intrarotazione per prevenire il rischio di lussazione dell’impianto protesico in caso di protesi.
 
Fonte: IPASVI

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