Terapia marziale endovena: reazioni avverse e ruolo infermiere

La terapia marziale per via endovenosa è una opzione terapeutica di scelta nel caso di anemie ferrocarenziali che non possano essere adeguatamente corrette mediante il ricorso alla terapia per os. Le ragioni possono essere diverse:

  • anemia severa sintomatica
  • intolleranza al ferro per os
  • necessità di rapida correzione dell’anemia (prima di un intervento chirurgico per esempio)
  • condizioni di malassorbimento

Il ferro somministrato per via endovenosa solitamente consente un rapido incremento dei livelli emoglobinici e un ripristino delle scorte di ferro, ma il suo utilizzo è gravato dal rischio di provocare reazioni da ipersensibilità (anche potenzialmente fatali). Tali reazioni si possono verificare anche quando una precedente somministrazione è stata tollerata. Tuttavia, sulla base dei dati attualmente disponibili, va segnalato che i benefici della terapia marziale e.v. continuano a superare i suddetti rischi, a condizione che ci si attenga alle corrette indicazioni e modalità di utilizzo.

In particolare la diagnosi di anemia sideropenica deve basarsi su accurati test di laboratorio e l’indicazione alla terapia marziale per via endovenosa deve essere posta da personale medico qualificato. La somministrazione del farmaco deve essere effettuata in ambiente ospedaliero che garantisca il pronto intervento di personale qualificato nella gestione dei possibili eventi avversi. Il rischio di ipersensibilità è maggiore nei pazienti con allergie note (incluse le allergie ai farmaci) e nei pazienti con patologie infiammatorie o del sistema immunitario (per es. lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide), così come nei pazienti con anamnesi di asma grave, eczema o altra allergia atopica.

In questi pazienti i medicinali contenenti ferro per via ev devono essere usati solo se, a giudizio del medico, il beneficio ottenibile superi chiaramente il possibile rischio. Il paziente sottoposto alla terapia marziale deve rimanere in ambulatorio fino a 30 min dopo il temine dell’infusione o, se eseguita in U.O., va attentamente controllato per l’insorgenza di eventuali reazioni averse.

Possibili effetti indesiderati

Vengono di seguito riportati possibili effetti indesiderati correlati all’uso di medicinali ev contenenti ferro sebbene debba essere sottolineato che non tutte le persone li manifestino.

Effetti indesiderati gravi:

  • reazione allergica grave: eruzione cutanea (ad es., orticaria), sensazione di prurito, respirazione difficoltosa, sibilo e/o tumefazione delle labbra, gonfiore della lingua, tumefazione della gola o del corpo.In alcuni pazienti queste reazioni allergiche (che si verificano in meno di 1 paziente su 1.000) possono diventare gravi o rischiose per la vita e possono essere associate a problemi cardiaci e circolatori e perdita di coscienza.

Effetti indesiderati comuni (possono colpire fino a 1 paziente su 10):

  • cefalea, capogiro, pressione del sangue elevata, nausea
  • reazione al sito di iniezione: uno stravaso paravenoso nella sede di iniezione può provocare irritazione della cute e potenzialmente colorazione scura di lunga durata nel sito di iniezione.

Effetti indesiderati non comuni (possono colpire fino a 1 paziente su 100):

  1. intorpidimento, formicolio o sensazione di formicolio sulla pelle, modificazioni del gusto, frequenza cardiaca elevata, pressione arteriosa bassa, arrossamento del viso, respirazione difficoltosa, vomito, indigestione, dolore allo stomaco, costipazione, diarrea, sensazione di prurito, orticaria, arrossamento della cute, eruzione cutanea, dolore muscolare, dolore articolare e/o dolore dorsale, spasmi muscolari, febbre, stanchezza, dolore toracico, rigonfiamento delle mani e/o dei piedi e brividi.

Alcuni parametri ematici possono essere temporaneamente alterati, come è rilevabile nei test di laboratorio. Possono comunemente manifestarsi: riduzione del livello di fosforo nel sangue e aumento di alcuni enzimi epatici e dell’LDH.

I preparati contenenti ferro per via endovenosa attualmente in uso (i più comuni) sono:

  1. FERINJECT (Carbossimaltosio ferrico 50mg/ml)
  2. FERLIXIT (Sodio ferrigluconato 62,5mg/5ml)

Tali preparati vengono somministrati in infusione lenta dopo diluizione in soluzione fisiologica. Vengono attentamente valutati i parametri vitali tra cui la pressione arteriosa e il tipo di respiro. Al termine dell’infusione viene effettuato lavaggio del C.V.P. o del C.V.C. con circa 10 ml di soluzione fisiologica con tecnica Push-pause-push.

One Response

  1. Umberto 5 giugno 2018

Lascia un Commento

contatore