Roma, aggressioni a medici e Infermieri: più poliziotti nei presidi

All’Umberto I il presidio fisso di Polizia è sopravvissuto. Aperto dalle 8 alle 20 come quello del Policlinico di Tor Vergata. Per il resto il quadro dei posti fissi di pubblica sicurezza all’interno degli ospedali romani mostra molte zone sguarnite. Nessuna presenza al pronto soccorso di Santo Spirito, San Filippo Neri e Oftalmico (Asl Roma 1) e al Cto (Roma 2). Turni striminziti sono invece previsti a Sant’Eugenio e Pertini e anche al San Giovanni con presenze risicate: massimo 6 ore tra mattina e pomeriggio. Al San Camillo gli agenti si vedono di rado, in modo discontinuo e sporadico, secondo la disponibilità del commissariato Monteverde. Solo vigilanza privata al Grassi di Ostia, mentre la presenza di divise al Sant’Andrea dipende dalle disponibilità del commissariato Flaminio. La Questura hanno problemi di organico e ha dovuto lasciare scoperti alcuni spazi. Restano le postazioni chiuse e vuote.

Con questi dati l’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato, incontrerà il Prefetto, Paola Basilone, per concordare un piano di sicurezza nella sanità romana. Gli episodi di aggressione agli operatori sono aumentati, nel Lazio e nel resto d’Italia. Più esposti oltre ai pronto soccorso, i Sert del territorio, dai quali il personale vorrebbe scappare per non trovarsi di fronte a situazioni tanto a rischio, e i dipartimenti di salute mentale. D’Amato conta di ottenere dalla Prefettura il dovuto ascolto: «Chiederemo di cominciare a presidiare adeguatamente almeno il Grassi di Ostia e il Pertini col territorio circostante, i poli più caldi della città per la posizione e il tipo di contesto socio economico». Realtà molto difficili. E il San Camillo? Verrà tenuto sotto controllo dalla caserma dei Carabinieri di Monteverde che sta per essere trasferita nell’edificio accanto al Forlanini. Ogni azienda ha un proprio servizio di vigilanza privata, ma non basta: «Servono deterrenti più efficaci per prevenire le violenze in reparti e ambulatori», spiega D’Amato.

Nel Lazio lo scorso anno sono stati 150 i casi di aggressione a medici, infermieri e operatori socio sanitari finiti con giorni di malattia, secondo l’Inail. Non vengono contati gli episodi di intimidazione verbale, minacce e molestie senza conseguenze fisiche. Le violenze spesso non vengono neppure denunciate perché si ritiene sia inutile. D’altra parte il pericolo c’è. Nei pronto soccorso di Roma passano ogni anno circa 2 milioni di cittadini con parenti e accompagnatori. L’Ordine provinciale dei medici di Roma, il più numeroso d’Europa, presieduto da Antonio Magi, ha raccolto 1.200 casi a livello nazionale. Ad alzare le mani o il tono della voce pazienti (50%), parenti (21), utenti (8), parenti e paziente insieme (11).

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