Quali sono i rischi da movimentazione di un carico per gli infermieri?

Gli infermieri sono una categoria ad alto rischio, indipendentemente dai contesti di lavoro, per quanto riguarda i danni da movimentazione dei pazienti, che incidono sulla salute fisica degli operatori, ma anche sul burnout e la permanenza al lavoro e in reparto. Gli ausili manuali per la movimentazione vengono utilizzati in numerosi contesti per ridurre il rischio da sovraccarico determinato dalle manovre di movimentazione manuale del paziente. Data la vastità dell’argomento, in questo dossier saranno presentate le prove a sostegno delle strategie per la prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici legati alla movimentazione dei pazienti e i principali ausili minori.
Il rischio di danni muscolo-scheletrici secondari è comune a tutti gli infermieri, indipendentemente dai contesti di lavoro e le conseguenze sono molto importanti sia per la salute personale degli operatori sia a livello organizzativo, per l’aumento dell’assenteismo, la perdita di giorni lavorativi, il burnout e l’aumento del turnover.

Tutti gli infermieri sono a rischio. I traumi da manipolazione e spostamento del paziente peggiorano altri problemi emergenti, legati all’invecchiamento della forza lavoro infermieristica. Alcuni studi illustrano l’impatto delle alterazioni muscolo-scheletriche sulla carenza di infermieri: il 12% degli infermieri lascia il lavoro per i problemi alla schiena come causa principale; il 20% per lo stesso motivo ha chiesto il trasferimento di reparto o il cambio di mansioni e il 12% ha pensato di lasciare la professione.

In altri studi più recenti dal 6 all’11% degli infermieri ha riferito di voler cambiare lavoro per problemi a collo, spalla e schiena (rispettivamente 6, 8 e 11%). Gli infermieri sono infatti tra le categorie più a rischio di problemi muscolo-scheletrici e in particolare contusioni e lombalgie oltre a punture con aghi e ferite chirurgiche.

Negli Stati Uniti nel 2000 sono stati persi 181,6 giorni per problemi muscolo-scheletrici su 10.000 per chi lavora in una RSA e 90,1 su 10.000 per chi lavora in ospedale. Inoltre secondo i dati dell’Occupational Safety & Health Administration degli Stati Uniti nel 2010 gli infermieri sono stati i lavoratori con il tasso più alto di disturbi muscolo-scheletrici (249 casi di assenza dal lavoro, a causa di disturbi muscolo-scheletrici, ogni 10.000 lavoratori, tasso 7 volte più alto della media di tutti gli altri settori).

I danni derivano da un insieme di fattori legati al paziente, all’infermiere e al contesto: conoscerli e identificarli consente di comprenderli e capire il contributo ai problemi muscolo-scheletrici. Nell’assistenza in numerose situazioni l’infermiere è esposto a compiti che prevedono il sollevamento di pesi, oltretutto in situazioni poco sicure: sollevare, trasferire, spostare e riposizionare il paziente. Questi spostamenti vengono fatti spesso in condizioni incongrue e usando posture scorrette (schiena piegata, corpo sbilanciato, braccia lontane dal corpo) e questo aumenta il rischio di danni muscolo-scheletrici.

Agli infermieri vengono insegnate le posture da adottare durante i sollevamenti con corsi di formazione, la cui efficacia è stata però messa in discussione. Il NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) ha stabilito che un operatore non dovrebbe sollevare più di 23 kg in circostanze controllate e limitate. Questo riferimento però non può essere applicato all’assistenza perché è stato ricavato in base al sollevamento di una scatola con manici, dal pavimento a livello dei fianchi, sforzo e carico per la schiena per nulla paragonabile al sollevamento di un paziente e in situazioni non sempre idonee. Per ridurre il problema il principio generale da seguire è la limitazione, il più possibile, delle movimentazioni manuali: quando necessarie, dovrebbero sempre essere eseguite con ausili.

Gli ausili manuali per la movimentazione vengono utilizzati in numerosi contesti per ridurre il rischio degli operatori sanitari da sovraccarico determinato dalle manovre di movimentazione manuale del paziente, sono efficaci e, adottati assieme ad altre strategie, migliorano la salute occupazionale degli infermieri. 

 

 

 

Fonte: EBN e Zinga “Quesiti Clinico Assistenziali”

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