Neonati morti a Brescia, mamme in difesa del reparto

L’impegno, la professionalità e la passione per il proprio lavoro. Questo trasuda dai post su Facebook degli infermieri della Terapia Intensiva Neonatale degli Spedali Civili di Brescia, che ritengono ingiusta l’ondata di polemiche riguardo alla morte, in una settimana, di quattro neonati nati prematuri (due soli con una patologia simile, una enterocolite necrotizzante, con un bimbo proveniente però da un altro ospedale). Post ai quali stanno rispondendo decine di genitori, che proprio grazie a quel reparto hanno ricevuto il dono più grande: un figlio salvato da una nascita prematura.

La campagna social #iostoconlatindelcivile è partita dall’infermiera Linda Sarnico: « Sono un’Infermiera della Terapia Intensiva Neonatale agli Spedali Civili di Brescia e NE VADO FIERA!» ha scritto sul proprio profilo Facebook. La stessa frase l’ha rilanciata, sempre su Fb, Paola Serenella Tagliabue. E c’è già chi sostiene la campagna, come l’utente Silvia de Poli: «Inondiamo anche noi i social per solidarietà alla TIN di Brescia! Per rispetto verso i genitori dei nostri pazienti e il nostro lavoro – aggiunge de Poli – certi giornalisti invece di scrivere di realtà che non conoscono dovrebbero mettersi le dita nel… naso». Non manca l’appoggio alla campagna da parte di alcuni genitori. «A tutti i leoni da tastiera, che giudicano, criticano e condannano, dedico queste fotografie: è mio figlio, ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale del Civile. I quindici giorni più brutti di sempre… Se non ci fossero stati loro, se non fossero intervenuti tempestivamente, Tommaso non sarebbe qui con noi» ha scritto su Facebook Elena Lelena Versari, postando le foto del suo bambino. La bacheca di Linda in queste ore viene inondata di messaggi delle colleghe. Toccante quello di Eleonora Ravelli, che ha una parola di stima e affetto per le infermiere che l’hanno coccolata durante una degenza difficile, ma nella quale è diventata mamma di Amanda: «In quel reparto io ho trovato una famiglia. Ero sola a combattere una cosa più grande di me e loro mi hanno fatta sentire a casa.Ho sempre trovato la massima professionalità, persone attente e molto di cuore».
Dello stesso tenore il post di Corinne Bertoli, che pubblica la foto della figlia Eva, (nata a 28+3 settimane a 880 grammi e salvata dopo 65 giorni in terapia intensiva neonatale: «In questi giorni sto leggendo sui social commenti assurdi, ignoranti di persone che nemmeno sanno cosa sia quel reparto chiamato TIN…un reparto dalla quale tutti i genitori vorrebbero stare alla larga perché se lo vivi significa che tuo figlio è un prematuro, che lotta ogni giorno tra la vita e la morte (…) sarebbe bello se questa parola, morte, non esistesse (…) ma i medici, gli infermieri (a mio modo di vedere soprattutto loro!!!) e tutto il personale di supporto a questo reparto lottano quotidianamente affinché questa brutta parola non venga mai pronunciata, aiutano questi guerrieri a rimanere aggrappati alla vita con ogni mezzo possibile a loro disposizione perché hanno una missione: SALVARE VITE!».

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