Mobbing escluso se i rapporti di lavoro sono già conflittuali: la sentenza

Non è configurabile il reato di mobbing se i rapporti con i colleghi e/o con il datore di lavoro, sono già compromessi e conflittuali”.

A stabilirlo la sentenza 149/2018 del Tribunale di Pavia.

Mobbing, è una scia di reiterati atti vessatorie persecutori nei confronti del lavoratore, all’interno dell’ambiente di lavoro in cui opera, capaci di provocare un danno incidente sulla sfera emotiva, psico-somatica, relazionale del dipendente.

Tali condotte che devono essere ripetute nel tempo e sistematiche, sono di due tipi: mobbing verticale o bossing se messa in atto da superiori in ordine gerarchico; mobbing orizzontale se messo in atto dai colleghi.

I fatti

La dipendente affetta da epilessia, durante i tre anni di lavoro con contratto da apprendista, si era assentata diverse volte per via della malattia, inducendo il datore di lavoro a non trasformare il rapporto da apprendistato a tempo indeterminato, scelta anticipata dalle dimissioni della stessa dipendente.

La ricorrente agisce in giudizio al fine di ottenere l’accertamento e il conseguente ristoro del comportamento asseritamente vessatorio tenuto nei suoi confronti dal datore di lavoro e dagli stessi colleghi, che l’hanno portata a sentirsi emarginata nel contesto lavorativo, svuotata delle proprie mansioni e spinta in ogni modo a rassegnare le proprie dimissioni prima della scadenza naturale del contratto di apprendistato.

Ella ritiene di aver subito tali condotte vessatorie a causa della propria patologia epilettica, che la portava ad assentarsi spesso dal lavoro per malattia.

La società datrice di lavoro, dal canto suo, nega fermamente qualsiasi addebito di responsabilità.

La sentenza

Il tribunale rigetta il ricorso della dipendente in quanto al comportamento del datore di lavoro e dei colleghi manca il carattere vessatorio, sistematico e protratto nel tempo, che possa aver potuto ledere l’integrità fisica o la personalità morale della stessa lavoratrice.

Nell’analizzare i fatti il giudice ha pertanto ravvisato solo «una situazione di conflittualità nei rapporti d’ufficio, comune a molti rapporti di lavoro», che non può definirsi mobbing, né tantomeno può ritenersi sussistente un qualsiasi nesso causale tra il preteso danno subito dalla dipendente e le condotte del datore di lavoro e dei colleghi. Del resto, «la ferma, per quanto fallace, convinzione di essere vittima di una persecuzione» può essa stessa ingenerare conseguenze fisiopsichiche negative.

Da il Quotidiano Del Diritto

Lascia un Commento

contatore