Contaminazione emocoltura: come prevenirla?

Le colture contaminate causano incertezze diagnostiche e sono associate ad un aumento della spesa sanitaria a causa di trattamenti inutili e costosi.

La ricerca qui presa in esame suggerisce la potenziale utilità di una varietà di soluzioni per migliorare sia il rilevamento sia la prevenzione della contaminazione, vediamo quali:

  • Flaconi ed intervalli di tempo

La letteratura raccomanda il prelievo di almeno due set e non più di tre mediante venipuntura da accessi separati per episodio settico nel paziente adulto per evitare:

1) spreco di risorse

2) discomfort del paziente

3) rischio di anemia nosocomiale senza aumentare sensibilità e specificità dell’esame.

Il prelievo va eseguito prima iniziare la terapia antibiotica: l’eventuale assunzione di antibiotico va segnalata sulla richiesta indicando il tipo di farmaco.

Solo se il paziente ha un CVC o CVP e c’è il sospetto di infezione catetere-correlata, va effettuato almeno prelievo in vena periferica ed uno da ogni hub del CVC o CVP.

  • Disinfezione.

 La causa più frequente di contaminazione è una mancata disinfezione anche se il 20% dei batteri che vivono sulla cute sopravvivono alla disinfezione, soprattutto quando localizzati tra le pieghe cutanee dove l’antisettico non penetra.

L’antisettico più utilizzato è lo iodopovidone anche se sembrano più efficaci gli antisettici a base alcolica.

Non esiste tuttavia alcuna evidenza sull’antisettico da usare per prevenire i falsi positivi.

L’alcol isopropilico è ottimale sia per il minor costo che per l’efficacia, se confrontato con l’aggressività cutanea della tintura di iodio.

La disinfezione va fatta con movimento circolare dal sito di prelievo verso l’esterno. Il tappo di gomma del flacone di raccolta deve essere disinfettato con iodopovidone o alcol al 70% o altro disinfettante perché non è sterile. Prima di iniettare il sangue nel flacone è necessario far asciugare il tappo.

  • Sede della venipuntura.

Per prevenire la diluizione del campione si raccomanda di prelevare il sangue al di sotto (a valle) di una linea di infusione endovenosa. In assenza di accesso venoso, la sede di prelievo meno a rischio di contaminazione è la zona antecubitale del braccio.

  • Prelievo da cateteri.

Emocolture prelevate in rapida successione sia da CVC che da CVP, possono aiutare a discriminare fra colonizzazione del catetere (positività solo delle emocolture da catetere) batteriemia o setticemia catetere-correlate (positività delle emocolture da catetere almeno 2 ore prima di quella da vena periferica). Quando si sospetta un’infezione da catetere, tre flaconi di emocolture possono rilevare tra il 95% e il 98% degli episodi di batteriemia o fungemia; quattro riescono ad ottenere una sensibilità dell’indagine >99%.  

In assenza di fondato sospetto clinico di batteriemia catetere-correlata, va evitato il prelievo di sangue da CVC o CVP.

Eliminare il primo sangue prelevato da CVC o CVP non riduce il tasso di contaminazione. Sono stati raccolti 653 set di emocolture da cateteri venosi e i primi 10 ml scartati sono stati inoculati in altrettanti flaconi. In 33 casi (5.1%), solo il flacone dello scarto era contaminato, in 31 (4.7%) solo i flaconi standard e in 38 casi entrambi (5.8%). Non c’erano differenze significative nelle contaminazioni dei flaconi con lo scarto e di quelli standard.

  • Ordine dei campioni e dei flaconi.

Quando si eseguono più esami ematici si deve iniziare dal campione per l’emocoltura, riempiendo per primo il flacone aerobio e poi quello anaerobio soprattutto quando si prevede di prelevare una quantità di sangue non ottimale, perché la maggior parte della sepsi è causata da aerobi.

  • Quantità di sangue da prelevare.

Prelevare la corretta quantità di sangue (10-12 ml) evita i falsi negativi perché un volume minore o superiore riduce la quantità dei microrganismi presenti nel flacone.

  • Invio dei flaconi dopo il prelievo.

I flaconi vanno capovolti delicatamente per miscelare liquido di coltura e sangue e trasportati in laboratorio subito dopo il prelievo senza refrigerarli, oppure vanno in un incubatore a 35-37°C o a temperatura ambiente

  • Team dedicato.

È stato dimostrato il vantaggio di utilizzare un team di operatori dedicati unicamente ai prelievi ematici.

I tassi di contaminazione erano più bassi nelle strutture in cui c’era un team specializzato (2.17%), rispetto a un generico team di infermieri (4.21%) (P<0.001); nelle strutture dove i prelievi non venivano eseguiti da questi team, il tasso di contaminazione superava il 6%. Tali team, che non esistono in Italia, ricevono una formazione specialistica, eseguono solo i prelievi e per questo acquisiscono nel tempo un’elevata competenza.

Fonte

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